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L’oratorio luogo di integrazione (con la famiglia protagonista nell’educazione)

Giovani, educazione, famiglie e oratori. Temi attuali, che affrontiamo con don Valter Rossi, vice parroco del Centro don Bosco e incaricato dell’oratorio. Non solo: don Valter è anche direttore delle due riviste per i ragazzi e i giovani della editrice Elledici: Mondo Erre e Dimensioni nuove.

Don Valter, che cos’era l’educazione per don Bosco?

San Giovanni Bosco ha sempre detto che l’educazione è “cosa di cuore”, perché può avvenire anzitutto all’interno di un clima di fiducia, attraverso un rapporto affettivo.

Come prosegue il carisma salesiano, oggi?

Cercando di rileggere le esperienze fondamentali dei primi anni del fondatore, alla luce degli eventi della modernità. Al nostro interno, per esempio, stiamo riflettendo molto sul vivere come famiglia all’interno dell’opera salesiana.

E verso gli altri?

Puntiamo molto sul coinvolgimento della famiglia, vera protagonista dell’educazione dei figli.  Il nostro asilo chiede ai genitori di esserci, perché la formazione riguarda anche loro.

Parliamo di famiglia.

In questi anni c’è stata un’enorme accentuazione dell’amore come sentimento, che da solo è quanto di più leggero ci possa essere. Aiutare i giovani a scoprire le vere radici dell’amore è il nostro contributo. Vogliamo curarci dell’educazione affettiva dei ragazzi, per costruire personalità mature.

E gli oratori? Che ruolo hanno in questo?

Nelle nostre case salesiane quasi dappertutto ci sono gli oratori, che ora stanno cercando di trovare un’identità adeguata ai tempi di oggi. Non sono più il luogo che raccoglie indistintamente, ma devono qualificarsi. Per questo vogliamo che operino educatori professionali e psicologi, non solo volontari. L’oratorio è un luogo, come la scuola, di vera integrazione. I ragazzi giocano insieme senza far caso alle differenze, diventano amici.

Sono ancora un luogo di formazione alla fede?

Sicuramente sì. L’oratorio deve diventare un ambiente di larga accoglienza, ma senza snaturare la propria identità. Deve fare proposte di qualità per chi vuole “rispondere”. Penso, per esempio, alla proposta per i nostri educatori del Movimento giovanile salesiano.

Esiste un’emergenza educativa?

Sì, esiste ed è un fatto anzitutto culturale. I ragazzi sono immersi in una cultura che è di libertà assoluta, svincolata da qualsiasi riferimento. Questa è una deriva che non porta da nessuna parte. Il problema mi sembra un po’ quello di invertire questa tendenza, che mina le basi della convivenza civile. L’emergenza culturale è fornire nuovi modelli di vita insieme, in cui ognuno rinuncia a qualcosa per il bene comune.

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