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#vescovoGuido – Quando un gesto fa rumore

Eccellenza, che cos’è un gesto cristiano? Da che cosa si riconosce? 

Un gesto cristiano non è qualcosa che è marcato dall’adesione a una morale, vuoi anche quella cristiana, ma scaturisce da un’esperienza interiore che esprime nel concreto la propria relazione a Cristo Signore. Un esempio: un gesto cristiano può essere quello di portare del cibo a una persona povera.
Sia ben chiaro: anche un ateo, o un agnostico, può pensare di portare del cibo a un povero, ma non è un gesto cristiano. Il gesto cristiano si connota per l’interiorità del cristiano che sceglie di compiere quel gesto come risposta a un’urgenza interiore che ha origine dalla sua relazione a Cristo, e in qualche misura è mosso dall’azione dello Spirito Santo. In quest’ottica, anche un cristiano può compiere gesti buoni ma non cristiani. Ma il gesto cristiano è connotato da una risposta a Cristo.

Ma che differenza c’è per il povero che viene sfamato? Al povero non fa nessuna differenza?

No, non è vero. La mia esperienza di mensa con i poveri del centro storico di Genova
era che essi percepivano con chiarezza la differenza qualitativa del gesto, al di là della materialità di essere sfamati. Perché era come se, in trasparenza, nella persona che li assisteva vedessero Cristo. Ma attenzione: anche un cristiano può compiere un gesto che non è cristiano. Il gesto cristiano esprime un ardore particolare per Gesù, solitamente frutto di una assiduità con Cristo
quotidiana.

Come ci si educa a compiere e a riconoscere un gesto cristiano? 

All’inizio, difficilmente chi compie gesti “buoni” sa discernere tra un buon gesto e un gesto cristiano.
Dirò di più. Solitamente le persone che compiono buoni gesti, e sono in qualche misura credenti, sono convinti di compiere gesti cristiani. Ma per chi ha fatto qualche passo in più, comincia a sorgere lentamente nella vista del cuore un’evidenza: ci sono buoni gesti che hanno la stessa materialità di un gesto cristiano, ma non lo sono. L’azione è la stessa, ma la connotazione interiore
è differente. Il punto è quello che San Paolo in modo estremamente forte descrive così: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Quando l’apostolo dice questo, non si sta riferendo all’azione che compie, ma alla percezione della presenza effettiva nel profondo di me di qualcuno che in qualche modo mi è alieno, è altro da me, ma che tuttavia è alla radice di ogni mio agire. Uno si accorge con stupore che anche il lavoro quotidiano che ha svolto per anni, pur continuando a essere lo stesso, può essere vissuto in un modo qualitativamente più bello e diverso.

Quindi un modo di capire se un gesto è cristiano è il riverbero che si ha su di sé, quando lo si compie?

E’ capire Cristo. E’ impossibile spiegarlo per chi non lo ha provato.

Entrare con la moto in una chiesa, che tipo di gesto è? 

Francamente non vorrei far polemiche. Credo però che quanto detto sul gesto cristiano possa essere applicato anche alla vicenda dei centauri. E da questo potrà ripartire un dialogo.

Andrea Antonuccio

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