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La recensione – Che guerra sarà

Secondo qualche ricerca il sentimento dominante ai nostri giorni è la paura. Il generale Fabio Mini – all’inizio del secolo comandante del contingente internazionale in Kosovo – sostiene che «questa soggezione globale alla paura è la vera manifestazione del potere che tiene la guerra al proprio servizio» (p. 8). Così il libro Che guerra sarà, pubblicato nei mesi scorsi dal Mulino (pp 170, euro 15), illustra gli scenari che ci attendono, soprattutto per quando riguarda quelle che i sociologi definiscono Generazione X (nati tra il 1964 e il 1982), Generazione Y o Millennials (nati tra il 1983 e il 2001), Generazione Z (nati dopo il 2002). Se conflitto atomico e asimmetrico, focalizzato nell’area del Pacifico, in un contesto di trionfo dell’ideologia del mercato e della libertà caratterizza la Generazione X, per i Millennials la guerra è uno dei tanti giochi elettronici cui sono abituati fin dalla nascita, con il soldato che appare sempre più come «un albero di Natale al quale attaccare ogni sorta di equipaggiamento» (p. 118). Per i Duemila la guerra sarà purtroppo una condizione stabile, combattuta in maniera crescente nel cyberspazio, colpendo reti vitali e snodi essenziali per la vita quotidiana dei cittadini, che si troveranno così, loro  malgrado, esposti direttamente agli eventi bellici: offuscare, confondere, depistare saranno armi a diffusione illimitata. Quanto ai protagonisti, il milite del passato «era uno spreco: intelligenza e umanità sciupate nella carneficina della battaglia. Ora è un investimento da proteggere. Domani sarà inadatto: dovrà essere sostituito o “migliorato”» (p. 142) attraverso apparati tecnologici impiantati nel corpo. Se ci sarà una riscoperta dell’etica della tecnologia è possibile, secondo il volume, evitare il baratro. Bisogna però rendersi conto che la guerra «è sempre causata dalla “follia”: sia essa schizofrenia, delirio di potenza, nichilismo o bisogno di autodistruzione» (p. 153). Ci conforta l’idea che «il futuro si può “creare”. Mentre esiste un solo passato, registrato o dimenticato, ed esiste un solo presente, esistono diversi futuri possibili che diventano più o meno probabili a seconda delle scelte che si fanno oggi» (p. 127). Quindi ciascuno di noi può fare la propria parte per costruire, con le piccole decisioni di ogni giorno, una cultura di pace.

Fabrizio Casazza 

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