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Io sono la vite vera – commento al Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni

Commento al Vangelo di Domenica 29 aprile 2018
V Domenica di Pasqua

Il Vangelo che la Chiesa ci propone in questa quinta domenica di Pasqua ci svela, senza troppi giri di parole, la nostra missione: portare frutto! La bellissima l’immagine di noi – tralci – intimamente legati a Cristo – vite – ci fa comprendere che noi siamo parte di quest’albero, siamo un tutt’uno con questo e, anzi, siamo noi gli strumenti e i mezzi per donare al mondo il frutto prelibato di questa pianta: «come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me».

Per poter raggiungere il nostro obiettivo (oserei dire lo scopo ultimo della nostra vita) è necessario rispettare due condizioni: rimanere in Lui ed essere potati. L’evangelista Giovanni ci ricorda che il rimanere in Lui non solo è condizione per portare frutto ma condizione per non morire: «chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano».

Questa condizione ci deve far riflettere sul fatto che non possediamo in noi la vera vita ma essa è un costante dono e, senza questo, non possiamo fare nulla: «chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». Nella pratica quotidiana l’uomo può compiere numerose azioni ed opere ma se staccate dalla pianta sono destinati alle sterilità, alla caducità, alla morte…

Rimanere attaccati a Cristo vuole dire entrare in relazione con Lui non in un rapporto formale o superficiale ma in una vera comunione, e questo può avvenire se cerchiamo costantemente (e lo chiediamo con la preghiera!!) di porre il nostro cuore nel suo e porre la nostra vita nelle sue mani, senza se senza ma. La seconda condizione, di cui spesso e volentieri faremmo anche a meno, perché non sempre piacevole, è l’essere potati, «ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto».

Porre la nostra vita nelle Sue mani, senza «se» e senza «ma»

Il Signore, che sa cosa è bene per noi, nei tempi e nei modi da lui ritenuti opportuni opera dei «tagli» nella nostra vita cioè atti di purificazione, di liberazione da quanto impedisce un maggiore frutto, ma sovente non li comprendiamo perché ci risultano dolosi, apparentemente ingiustificati e «disturbatori» di una quiete apparente…ma necessari per crescere e portare frutto!

Un ramo non potato e curato a sufficienza rischia di spezzarsi alla prima forte tempesta mentre un ramo potato e curato si irrobustisce sufficientemente per affrontare ogni tipo di tempesta che incontrerà nella propria vita…

A cura di don Giovanni Bagnus

About Giorgio Ferrazzi

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