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Voci dall’Oftal – Con chi ha bisogno

Continuiamo nel viaggio alla scoperta delle persone e delle storie dietro ai sei giorni del pellegrinaggio diocesano a Lourdes. Sei giorni, una preparazione lunga un anno fatta non di solisti ma di un grande lavoro di squadra.

Ci sono esperienze che ci cambiano per sempre, che marcano una linea indelebile, e oltrepassare quella linea significa non poter più tornare indietro. Si può scegliere di far finta di niente, di non aver vissuto, ma quel segno è stato tracciato e nostro malgrado lì rimane per interpellarci tutte le volte che si tenta un ritorno alla “normalità”, al “prima”. Lourdes è lo straordinario che cala nelle nostre vite, è la palestra in cui allenarsi in un esercizio nuovo mettendo in pratica il Vangelo, ma è anche capire che si può fare: basta decidersi per quel “Sì”. Gian Luigi Castellani capita a Lourdes per la prima volta nel 2008 con la corale di Casalbagliano. Vi ritorna l’anno successivo con l’Oftal su invito del suo amico Lorenzo. Da allora è un continuo su e giù tra Alessandria e i Pirenei, da solo o con la moglie Maura, in stage o in pellegrinaggio.

Ginetto, un amore per la Vergine a “prima vista”. Come è cambiata la tua vita?
«È cambiata perché Lourdes mi è entrata nel cuore. Dal 2014 sono hospitalier: appena posso vado alla grotta, più volte all’anno. Ne sento il bisogno perché quando sono là sto bene».

Che servizio svolgi quando vai in stage?
«Di solito sono alla piscina interna degli uomini. È un servizio molto delicato di coordinamento. Bisogna capire al volo le persone, sia i volontari che gli ammalati che vengono ad immergersi, cercando di rendere speciale ogni bagno. Vengono anche i bambini…».

Col pellegrinaggio Oftal invece, come aiuti?
«In sala, sempre in un servizio accanto agli ammalati. Riesco ad instaurare rapporti con tutti e mi dà molta soddisfazione vedere che mi accettano».

E a casa? Tu sei uno di quelli che ha scelto di portare Lourdes nella propria vita di tutti i giorni. Come lo realizzi?
«Prima di tutto sono a disposizione di chi ha bisogno, di chi mi chiama: cerco di esserci sempre. Con l’Aism e con l’Oftal faccio i trasporti e poi vado all’ospedale, al pronto soccorso, ad aiutare le persone che arrivano con l’ambulanza. Cerco di aiutare come posso anche concretamente. Accompagnare le persone è la cosa che preferisco fare. Con Marcolino per esempio, tutte le volte che mi vede impazzisce, allarga le braccia e mi sorride a modo suo. Non dice niente, ma ci capiamo lo stesso. Il servizio dei pulmini dell’Oftal è una cosa che serve, che funziona, per noi e per chi ha bisogno. Io cerco sempre di parlare di Lourdes con le persone che accompagno. Come Bernardette, io propongo. Lei diceva: “Sono incaricata di dirvelo, non di farvelo credere”. Così parlo sempre di Lourdes, mi viene naturale anche se subito a volte mi guardano un po” così… Una volta accompagnavo un signore a Biella e lui mi diceva che intanto Lourdes non gli interessava. Dopo due mesi mi ha chiamato e mi ha chiesto come si fa ad andare in pellegrinaggio…»

Patrizia Astore

About Giorgio Ferrazzi

Servitore, capo #scout, amante della #grafica, studente di #ingegneria civile. Ho accettato un invito e... eccomi qui!

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