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La Recensione – Cuore nuovo, nuova coscienza

“Ho la coscienza pulita. Mai usata!”. Questa battuta ascoltata tanti anni fa a volte è purtroppo una realtà. Capita anche che qualcuno si crei una coscienza addomesticata, che conferma sempre l’operato della persona a prescindere dalla bontà o malvagità degli atti. Però avere la coscienza e usarla non è ancora sufficiente: bisogna curarla, educarla, proteggerla, migliorarla. Il biblista don Michele Marcato, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose “Giovanni Paolo I” di Treviso, approfondisce il tema della formazione della coscienza nella Scrittura in Un cuore nuovo (San Paolo, pp 166, euro 22). La via suggerita dal testo consiste non tanto nel cercare d’inculcare nella coscienza «norme chiare e precise, quanto piuttosto far sì che sia liberata dall’isolamento in cui rischia continuamente di chiudersi, riattivando quello che può essere considerato il suo dinamismo più specifico, ossia l’essere “in relazione” con la coscienza degli altri» (p. 8). L’Antico Testamento usa la metafora del cuore, il Nuovo parla in greco di syneidesis. La consapevolezza di dover custodire l’alleanza offerta da Dio al suo popolo si approfondisce nel rinnovamento del cuore e nella giustificazione per fede, che apre a una nuova relazione con il Signore. In effetti san Paolo parla più di peccato che di peccati: gli interessa l’azione dello Spirito del Risorto che cambia la mentalità e l’azione piuttosto che un elenco di miserie. Come regolarsi nel caso di scontro all’interno della coscienza? Spiega il libro: «agire contro le proprie convinzioni personali di coscienza, anche qualora queste siano ancora bisognose di maturazione dentro un progressivo cammino di fede, è peccato, in quanto realizza una sorta di autocondanna. Per contro, le proprie convinzioni personali di coscienza possono essere messe in secondo piano – anche se fossero correttamente illuminate dalla fede – nella misura in cui ciò sia richiesto dalla carità verso il fratello e dall’obiettivo di edificare il prossimo, o la comunione nella comunità» (p. 135). Quindi non basta né autoconvincersi di essere nel giusto né conoscere astrattamente le norme morali: occorre comprenderle ed esaminarle nella particolare situazione in cui mi trovo di volta in volta, alla ricerca del bene concretamente possibile sulla strada della santità.

Fabrizio Casazza

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