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La Recensione – Elogio della sete

Ricevere una telefonata del Papa che ti chiede di predicare gli esercizi spirituali a lui e alla Curia romana? È quanto è capitato qualche mese fa a José Tolentino Mendonça, all’epoca vicerettore dell’Università cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio Consiglio della cultura, e dal 26 giugno scorso archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa con il rango di arcivescovo. In effetti il prelato portoghese ha predicato nello scorso febbraio il ritiro al Pontefice e ai suoi collaboratori ad Ariccia, nel territorio della diocesi suburbicaria di Albano. Ora i testi di quelle meditazioni sono pubblicati da Vita e Pensiero con il titolo Elogio della sete (pp 151, euro 14). Il libro presenta la sete come esperienza comune a tutti e manifestazione massima insieme della fragilità e dell’apertura. Anche il Figlio di Dio fatto uomo, come raccontano i vangeli, ebbe questo bisogno: questo fa capire che in «Gesù, anche Dio si presenta come mendicante dell’uomo» (p. 15). La sete, segnando una necessità ineludibile, manifesta lo struggente bisogno di vita di ciascuno. In fondo anche le lacrime possono essere collegate a ciò: esse «non narrano il desiderio di morire, bensì la nostra sete di vita» (p. 83). Così, attraverso l’analisi biblica e antropologica il volume percorre la strutturale debolezza dell’individuo, ravvisando proprio in essa la possibilità di trascendenza e di futuro, poiché a partire dalla considerazione della propria fragilità ci si sente fratelli, pellegrini nel viaggio della vita, testimoni della misericordia di Dio, protagonisti di un cammino di condivisione.

Fabrizio Casazza

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