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La Testa e la Pancia… in Russia – L’imprevedibilità del talento

Nel momento in cui stiamo andando in stampa non conosciamo neppure il nome delle due finaliste ma quando mi ritroverò con te, caro lettore, allora avremmo saputo anche il nome della Nazionale vincitrice di questi rocamboleschi Mondiali del 2018 in terra di Russia.
Penso al titolo del mio ultimo pezzo – “Cara vecchia Europa” – e ragiono, dandomi anche un po’ d’arie, sul carattere profetico dello stesso dal momento che, in quel frangente, Uruguay e Brasile erano ancora in corso.
Oggi, la cara vecchia Europa è diventata il glorioso vecchio continente, in grado di esprimere tutte e quattro le semi-finaliste della competizione.
Nonostante questo, questi Mondiali restano straordinari: straordinari perché, anche nella composizione delle semi-finaliste c’è un record, con due sole squadre (Francia ed Inghilterra) ad avere all’attivo un mondiale a testa ed altre due (Belgio e Croazia), ancora a bocca asciutta nell’albo d’oro della più prestigiosa competizione per nazionali dell’intero Globo.
Diverse sono le morali che si possono trarre da simili accoppiamenti ma una deve prevalere su tutte le altre: lo sport, con tutte le sue contraddizioni e tutte le sue magagne, resta ancora qualche cosa di meravigliosamente meritocratico, e quindi pulito.
Già, non solo perché Belgio, Inghilterra, Francia e Croazia non sono nazionali dal blasone illustre ma anche perché (con l’unica importante eccezione dell’Inghilterra), non sono patria di campionati di livello stellare e quindi non hanno ragione di emergere né per la qualità superiore dei vivai né per l’importanza dei campioni non usi a calcare i prati dei loro stadi. È la magia del Dio pallonaro, che sceglie di posarsi dove capita e che, a seconda delle generazioni, sorride ora alle campagne di Francia, ora alle scogliere e ai monti croati, ora alle pianure del Belgio.
Era successo così anche molti anni fa, tra piazza Valfrè e Valle San Bartolomeo quando cominciarono a tirare i primi calci due ragazzotti che rispondevano ai nomi di Giovanni Ferrari e Gianni Rivera.
E la speranza è che il Dio pallonaro, nel suo immenso peregrinare, ogni tanto ritorni sui luoghi degli antichi amori.

Silvio Bolloli

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