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La santità sul palco: «Una fede vissuta con la testa e con il cuore»

«Madre Clelia è un gigante alto un metro e sessantacinque circa. Gigante, perché chiunque di noi si sarebbe arreso di fronte a quello che ha vissuto lei. Ma la fede in Dio le ha permesso di combattere e di portare il suo Ordine nel mondo». Madre Clelia Merloni ha segnato tante vite, dell’altro ieri, di ieri e anche di oggi. Ce ne rendiamo conto quando Andrea Sansovini ci racconta come e perché è nata l’dea di fare uno spettacolo sulla Beata. Sansovini, produttore dello spettacolo realizzato dalla “Top Service” di Forlì, venerdì 9 novembre alle 20.30 nella cappella di San Sebastiano, in via san Dalmazzo ad Alessandria, porterà questa particolare storia anche nella nostra diocesi.

Chi vi ha chiesto di mettere in scena questo spettacolo?
«Sono un ex studente delle Apostole del Sacro Cuore, e ho sempre coltivato un ottimo rapporto con loro. Tutto è nato da una scintilla: ho incontrato suora Maria Stella La Rosa in servizio a Forlì e lei mi ha chiesto di mettere in piedi uno spettacolo. Parlandone insieme ho capito che tra le mani avevamo un “campione”, un numero 10. Perché la vita di Madre Clelia è incredibile».

Immagino non sia stato facile realizzare uno spettacolo di questo tipo.
«Tutti avevamo un’immagine di uno spettacolo per bambini. Ma la vita di Madre Clelia è un dramma che si trasforma in tragedia e poi diventa beatificazione e santificazione. Ci siamo così ritrovati tra le mani un dramma teatrale, dove grazie al racconto di una storia intensa si rivive la vita di questa grande persona. Lo spettacolo non fa sconti a nessuno, si fanno nomi e cognomi!».

Ma voi siete attori dilettanti o professionisti?
«Per questo spettacolo ho ingaggiato due professionisti per l’azienda Top Service di Forlì. La prima cosa che abbiamo fatto è stata documentarci sulla storia della Beata. Non è stato facile, perché i materiali reperibili sono pochi e frammentari. Abbiamo poi dato l’incarico di scrivere il testo a Marco Marangon, drammaturgo e regista veneziano. Tengo a sottolineare che lui non è credente, ma dopo aver ascoltato la storia è rimasto affascinato dalla vicenda umana e dai tratti di santità ritrovati nelle poche lettere della Madre».

È uno spettacolo solo per credenti?
«È per tutti, perché parliamo di un personaggio di un periodo storico in cui accadono molte cose: tra le tante, le migrazioni italiane in Brasile, l’abolizione degli Ordini religiosi e il sequestro dei beni ecclesiali. Raccontiamo anche uno spaccato d’Italia che mostra la cultura, gli usi, i costumi e l’economia del nostro Paese. L’attrice Ancilla Oggioni, protagonista dello spettacolo, interpreta la figlia di un migrante la cui storia s’intreccia con la vita, spesso piena di ostacoli, di Madre Clelia. Durante lo spettacolo si andrà poi a capire che in alcuni casi c’è stato un accanimento per occultare la figura della Beata. Ma lei si è mossa per amore di Dio ed è riuscita a farsi conoscere comunque».

Che segni ha lasciato la Madre nella vostra città?
«Lo spettacolo nasce anche da questo dato di fatto. Purtroppo a Forlì nessuno si era mai chiesto chi fosse questa suora. Avevamo questa “perla” che era un po’ li, messa in disparte, nel dimenticatoio. Forlì oggi la riscopre come un fulmine a ciel sereno e si chiede: “Ci siamo forse persi qualcosa?”. Sì, ci siamo persi tanto. Ma la città, anche grazie alla beatificazione, rilegge con una luce completamente diversa questa grande vicenda umana».

Perché dovremmo venire a vedere lo spettacolo?
«Anche Alessandria ha bisogno di riscoprire Madre Clelia, perché ha avuto una donna “gigantesca” nel proprio territorio che però pochi conoscono. E anche perché Madre Clelia ci fa riscoprire un abbandono incondizionato al Sacro Cuore di Gesù. Abbiamo sempre vissuto la fede con la testa, ma la Beata ci spiega che la fede va vissuta anche con il cuore».

Alessandro Venticinque

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