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Vescovo Guido – Prepariamoci all’Avvento aspettando il Signore

Eccellenza, domenica 2 dicembre inizia l’Avvento. Che cosa significa, umanamente parlando, prepararsi all’Avvento?
«Bella domanda… Diciamo che se la vita cristiana ha il suo centro nella Pasqua, che è il passaggio del Signore che viene a visitare e a salvare il suo popolo, questo Signore che passa deve anche venire. Per cui l’Avvento ci fa mettere a fuoco la Pasqua dalla prospettiva della venuta. È come se ci preparasse alla Pasqua: il Signore viene, ma in un modo particolare. Il “viaggio” del Signore non avviene con un mezzo di trasporto, come siamo soliti fare noi, ma il viaggio è l’Incarnazione. Per questo abbiamo bisogno di un avvento, perché già l’Incarnazione ci spiazza completamente».

E allora l’Avvento che funzione ha?
«L’Avvento serve per mettere a fuoco la portata stravolgente di un Dio che non si è “accontentato” di venire a salvare l’uomo. La modalità che usa, così poco “divina” e inusuale nelle narrazioni che riguardano il Sacro e il Divino nella storia dell’uomo, è già in se stessa un contenuto particolarmente forte e chiede di essere vissuta da parte nostra».

A questo punto urge qualche “istruzione per l’uso” per l’Avvento…
«L’istruzione per l’uso è questa: a me piace andare alla concretezza delle cose, ma Dio si cura anche dei modi attraverso i quali il messaggio ci viene passato. Nel cristianesimo non abbiamo l’apparizione di un gigantesco Dio che schiocca maestosamente le dita e ci salva, ma Egli si fa uomo in modo molto nascosto, nascendo in una grotta e dovendo dipendere dalle cure amorevoli di due genitori. Il documento finale del Sinodo dei vescovi sui giovani ci dice che la prima cosa è farci loro compagni di strada e ascoltarli come Gesù con i discepoli di Emmaus. Questa modalità pastorale è proprio quella dell’Incarnazione. Amo ricordare che l’espressione artistica, nella sua apparente inutilità e nella passione che muove nei cuori, si colloca in questa linea. Non a caso la nostra Italia è piena di tanti tesori d’arte, e la nostra liturgia parla attraverso segni che servono a scaldare il cuore. E in questo contesto viene consegnato all’uomo il contenuto salvifico».

Ci consiglia qualcosa da guardare, o da leggere?
«A me piace molto l’adorazione dei Magi che c’è all’ingresso del Vescovado, al primo piano. Gesù è lì, in mezzo ai suoi genitori e alle diverse persone, nella penombra, ed emana luce. È il dischiudersi del Mistero di Dio e della vita in un piccolo bambino che in realtà è la luce del mondo. “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 4). Per le letture, suggerirei di leggere, una volta, con calma e profondità il presepe».

Cioè?
«Il presepe, il mistero di questa venuta di Dio tra gli uomini… Non limitiamoci ad allestirlo, ma ritagliamo del tempo per andare a pregare davanti a esso alla sera, e per rimanere un po’ lì, nel silenzio, al buio, a scrutare con le piccole luci del presepe il mistero di questa impensabile venuta di Dio».

Lei che cosa attende, quest’anno?
«Io desidero vedere l’incarnazione di Dio e del Vangelo nella Chiesa alessandrina. Questo è lo scopo del mio Ministero, per cui ogni anno attendo qualche dono del Signore che mi mostri che stiamo accogliendo veramente, e stiamo cercando di mettere in pratica, con sincerità e determinazione la sua Parola».

Andrea Antonuccio

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