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Vescovo Guido – Una più forte complicità tra istituzioni e cittadini

Eccellenza, in questi giorni lei ha incontrato diverse realtà associative della nostra città…
«No, non sono realtà associative. Sono realtà sociali, perché costituiscono il tessuto della nostra società alessandrina, intesa in senso più ampio, direi diocesano». Ci spieghi meglio. «Ho incontrato i dirigenti scolastici, i giuristi cattolici, i sindacati e i patronati, il mondo dell’agricoltura, gli operatori della comunicazione sociale, gli artigiani e i commercianti, il mondo dello sport, l’università e i sindaci della diocesi».

C’è un aspetto, tra i tanti emersi in questi incontri, che le è sembrato rilevante?
«Il primo che vorrei sottolineare è la necessità della dimensione dell’ascolto, del trovare interlocutori, del progettare insieme».

È una mancanza forte?
«Si avverte in maniera rilevante l’esigenza di maggiori spazi di incontro e di dialogo. Anche se non è stato espresso in termini espliciti, mi sembra che questo bisogno riguardi non semplicemente un dialogo su questioni tecniche, ma aspiri a un confronto per così dire “a prescindere”, libero, nel quale ognuno possa esprimersi. Indipendentemente dalla necessità di provvedimenti o scelte da prendere».

Manca proprio come “categoria”, allora.
«Sì, manca la categoria del dialogo gratuito, dello scambio di idee per capire, non immediatamente finalizzato a un progetto concreto».

Questo è un po’ il paradigma di molte nostre comunità.
«Certo. Direi che è il paradigma della nostra società, in cui, a fronte di svariati problemi, arrivano risposte diverse da quelle di cui abbiamo veramente bisogno. Mi viene in mente quello che una persona molto schietta, durante uno di questi incontri, mi ha detto: “Alessandria rispecchia la società: le fabbriche che chiudono, i supermercati che crescono”».

In questo bisogno di dialogo quali sono i contenuti più “gettonati”?
«Mi sembra ci sia un gran bisogno di condividere la preoccupazione sul futuro, con tutte le sue incertezze. In modo particolare, è emersa la sensazione che nella società ci siamo un po’ “incattiviti”, fino a giungere talvolta alla rabbia. Penso anche alle perplessità relative alla marginalizzazione di Alessandria dal punto di vista dei trasporti, della rappresentatività amministrativa e politica, e anche dal punto di vista economico. Insieme con la perplessità di non avere davanti agli occhi un progetto chiaro sul futuro del nostro territorio. Mettiamoci anche la preoccupazione per il peso della burocrazia, e la difficoltà ad accedere al credito. Tutto questo non è disgiunto dal fatto che comincia ad affiorare la sensazione di non saper apprezzare i doni e le peculiarità che abbiamo, perlomeno in città. Diverso è il discorso nei comuni più piccoli, che solitamente hanno un “orgoglio identitario” più forte».

Ma chi dovrebbe “creare” questo progetto, secondo lei?
«Le autorità in stretta collaborazione con i cittadini. Ma finora non si è ancora giunti a una collaborazione stabile e organica su tutti i campi necessari. D’altronde noi veniamo da decenni di segno ben diverso, nei quali l’interazione con i cittadini era concepita in termini di “favori elettorali” e la loro partecipazione come protesta non costruttiva».

Questa è una punzecchiatura?
«Non è assolutamente una punzecchiatura. È semplicemente una “visione” che mi si è presentata davanti agli occhi durante questi dialoghi. E mi sembra di aver colto da parte delle istituzioni la “maturazione epocale” per poter realizzare queste collaborazioni, una volta inimmaginabili. Penso sia giunto il momento di realizzare una più forte complicità tra le istituzioni e i cittadini, che sfati il senso della distanza che da molti viene percepita».

Ma il vescovo in tutto questo che cosa c’entra?
«Il vescovo? Il vescovo fa l’usciere! (ride). Intendo dire che di fronte a tutto questo mi sembra che il mio servizio non sia quello di entrare in valutazioni di merito, ma consista nell’aiutare le parti in causa a esprimere un dialogo e, soprattutto, un ascolto reciproco. Per realizzare una convivenza sempre più convinta e godibile per tutti».

Andrea Antonuccio

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