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La testa e la pancia – Grigi, l’anno che verrà

Il 2018 è stato l’anno che ha costretto il patron dei Grigi, Luca Di Masi, a guardarsi allo specchio e a fare i conti con il bilancio di un lustro intero di impegno sportivo al servizio della sua dichiarata predilezione, quella per la casacca del vecchio Orso Grigio che, seguendo le strane e imperscrutabili alchimie della passione umana, ha portato tal giovane, di ottima famiglia e di belle speranze, a spingersi da Torino alle nebbiose paludi del Tanaro: e tutto per far risplendere il sole di una gloria pedatoria il cui calore si è quasi dimenticato nel corso dei decenni. Quale il conto finale?

Allo stato, come ben sappiamo, il presidente non può certo dire che il suo bilancio sia positivo: è vero, egli ha riportato la luce dei grandi palcoscenici con l’importante semifinale di Coppa Italia contro il Milan di tre anni fa e ha regalato una Coppa Italia di Serie C che l’Alessandria aveva conquistato una sola volta nell’ormai lontanissimo 1973 ma quello che era l’obiettivo vero, quello per cui tante energie – umane ed economiche – erano state impiegate, leggasi la promozione in Serie B, è rimasto un miraggio mentre formazioni molto meno blasonate dei Grigi, negli stessi anni, hanno calcato addirittura il palcoscenico della Serie A, magari nel tempo del battito d’ali di una farfalla, come il Novara, ma hanno assaporato quel gusto d’alta quota che, come già detto, qui non ci si ricorda quasi che cosa sia.

Il 2018 è stato però anche l’anno che ha costretto ogni tifoso alessandrino a guardarsi allo specchio e a guardare nello specchio delle proprie tradizioni, dei luoghi comuni, dei sentimenti e forse perfino del dna: già perché questa piazza, per definizione critica e distruttiva, che riesce a trovare il neo anche dove non c’è, che sarebbe capace di dire a Gesù Cristo intento a camminare sulle acque che così non impara più a nuotare, ebbene, per la prima volta questa stessa platea si è scoperta nuda dinanzi al timore che, senza un presidente munifico e mosso da passione quale l’attuale, possano resuscitare antichi fantasmi la promozione in Serie B, è rimasto un miraggio mentre formazioni molto meno blasonate dei Grigi, negli stessi anni, hanno calcato addirittura il palcoscenico della Serie A, magari nel tempo del battito d’ali di una farfalla, come il Novara, ma hanno assaporato quel gusto d’alta quota che, come già detto, qui non ci si ricorda quasi che cosa sia.

Il 2018 è stato però anche l’anno che ha costretto ogni tifoso alessandrino a guardarsi allo specchio e a guardare nello specchio delle proprie tradizioni, dei luoghi comuni, dei sentimenti e forse perfino del dna: già perché questa piazza, per definizione critica e distruttiva, che riesce a trovare il neo anche dove non c’è, che sarebbe capace di dire a Gesù Cristo intento a camminare sulle acque che così non impara più a nuotare, ebbene, per la prima volta questa stessa platea si è scoperta nuda dinanzi al timore che, senza un presidente munifico e mosso da passione quale l’attuale, possano resuscitare antichi fantasmi.

Silvio Bolloli

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