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Vescovo Guido – Nel mondo, ma non “del” mondo

Carissimi, la liturgia di questa domenica, la settima del tempo ordinario, ci pone davanti a questi testi che ci fanno riflettere su un modo molto alternativo di vivere la vita. Persino la prima Lettura dell’Antico Testamento presenta da parte di Davide un atteggiamento piuttosto inconsueto. Davide sta soffrendo molto a causa del re Saul. Ed è stato avvisato dal figlio di Saul, Gionata, che lo sta cercando per fargli la pelle. Lui che era alla corte di Saul, lui che è il più grande amico di Gionata, lui che ha servito Saul in battaglia con risultati straordinari. Ma Saul si è ingelosito e ha invidiato le capacità di Davide. Così Saul si è mosso per cercare di prendere Davide per eliminarlo. Davide ha la possibilità di ammazzare Saul, d’altronde Samuele l’aveva già unto per consacrarlo re. E Abishai, che era insieme a Davide, lo invia ad ammazzarlo, ma quest’ultimo ha un criterio particolare: «Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».

Quindi prende la lancia e la brocca d’acqua, e da distante richiama l’attenzione su di sé, facendo vedere che lui non ha voluto uccidere Saul. Un gesto veramente magnanimo, nei confronti di qualcuno che senza una ragione stava cercando di ammazzarlo. Così il nostro modo di essere nel mondo è una modalità particolare, perché noi siamo nel mondo, e non del mondo. E nel nostro essere “nel mondo”, portiamo con noi le caratteristiche di una modalità di azione completamente differente da quella “del mondo”. E guardate che ridurre il messaggio cristiano a una serie di cose da fare e di obiettivi da raggiungere è una semplificazione che ci può aiutare ma che ci può ingannare. Perché in realtà lo stile con cui Dio porta avanti il suo disegno è sconcertante. Io mentre ascoltavo la proclamazione del Vangelo mi stavo chiedendo: «Ma questi poveretti che erano ad ascoltare Gesù dal vivo e si sono sentiti dire queste cose, che cosa hanno pensato?».

Noi in fondo le ascoltiamo, le riascoltiamo, diciamo «Parola del Signore», rispondiamo «Lode a te o Cristo», ma poi bisogna vedere se facciamo veramente così. Perché è una mentalità talmente faticosa e distante dal modo comune di pensare che abbiamo costruito delle “difese” dalla Parola di Dio. Perché quest’esposizione alla Parola e all’insegnamento del Maestro ci mette in difficoltà perché non riusciamo a vivere, perché sono talmente controcorrente e scandalosi nella loro brutale diversità nel mondo di oggi, che fatichiamo talvolta a pensare come vivere in questo mondo. «Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici». «Fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male». Sono quattro colpi da k.o., è terribile. Sembra veramente il pugilato contro uno che è alle corde. Io non so chi tra noi è così, ma spero però che tutti un po’ ci proviamo a esserlo. Perché questo «amate i vostri nemici» non è per niente istintivo. Capite che è uno stile e una modalità di essere nel mondo veramente forte. Chi ama il nemico non ha paura del nemico, è uno che trova la forza nel non guardarlo per nemico e lo vuole amare perché Gesù glielo ha chiesto.

[…] Ora io credo che questa sfida del Signore sia un programma di vita straordinario, ma che ha il grande pericolo di lasciarci frustrati. Perché potremmo non riuscirci. Farsi dei programmi e darsi degli obiettivi secondo un supposto pensiero cristiano che ti fa svicolare da queste norme, è il peggior inganno in cui possiamo cadere. E ci costringe nella società ad avere un ruolo: come una parte che dovrebbe avere idee migliori delle altre parti. E non va così. Mentre qui è uno stile diverso: siamo dentro il mondo ma agiamo in un modo sconvolgente. Nessuno può riuscire a far questo, e perché noi dovremmo riuscirci? […] Questa follia per un ateo non è motivabile; se uno venisse a propormi questo programma gli direi che è un illuso senza cognizione della realtà. Ma solo perché me lo ha detto Gesù Cristo e perché l’ha vissuto, cerco di vivere questo. Come si fa? Stando insieme con Cristo. Soltanto quando siamo comunità stretta intorno a Cristo ci è possibile vivere questo. Non solo, per vivere questo abbiamo bisogno di un aiuto divino.

[…] Nella celebrazione eucaristica Gesù è veramente Spirito datore di Vita. Gesù infonde dentro la comunità, riunita attorno a Lui, una potenza straordinaria per vivere questo scandaloso Vangelo che abbiamo ascoltato. E succede nella liturgia, nella quale viene attivato il dono del nostro sacerdozio battesimale. Che cos’è che consacra? L’amore. «Amate i vostri nemici», perché tu amandoli consacri la realtà del tuo nemico, facendolo passare dalla sfera profana alla sfera del sacro, invocando l’intervento di Dio. È lui che agisce. Carissimi fratelli, ho voluto lasciarvi questo sguardo per il vostro modo di stare nel mondo, perché credo che si adatti alla via che don Giussani ha tracciato nella nostra società e nella nostra Chiesa: forte, netta e chiara. Perché siamo altro, perché siamo battezzati.

Guido Gallese

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