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La testa e la pancia – Quando si ama… non si perde mai

Questa riflessione non nasce dal desiderio di riproporre un’ormai dimenticata soap-opera che andava per la maggiore tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ’90, ma trae serissimo spunto da quanto si è visto domenica sera allo Stadio “S. Piola” di Vercelli dove l’Alessandria, al termine della più deludente stagione dell’ultimo lustro, è uscita sconfitta tra due ali di pubblico degno delle grandi occasioni. Già, perché chi è venuto a Vercelli ha potuto avere l’incredibile sensazione di vedere uno stadio molto più grigio che non bianco e di assistere ad una cornice di pubblico che ha trasmesso la sensazione di essere in riva al Tanaro e non alla Sesia, con i vercellesi, che ancora ambivano alla Serie B, ridotti al rango di quattro gatti nel settore a loro normalmente riservato. Come spiegare una simile risposta, che quest’anno allo Stadio “Moccagatta” non si era praticamente mai vista nell’arco di un’intera stagione che, se non fosse stato per il cambio di allenatore e per le disgrazie di altre compagini, si sarebbe forse trasformata in una lotta per non retrocedere in Serie D? Solo con un amore inestinguibile, mai realmente sopito ma qualche volta semplicemente messo sotto chiave.

Questo è il vero aspetto sul quale il presidente dell’Alessandria sarà chiamato a riflettere in occasione della futura campagna acquisti; un qualcosa in cui si era peraltro già imbattuto – in proporzioni decuplicate – in occasione della leggendaria semi-finale di “Tim Cup” contro il Milan, già perché è come se ci fossero migliaia di cuori pronti a battere per l’Orso Grigio nel solo momento in cui questo rivolge loro uno sguardo d’attenzione, da tradursi in prestazioni orgogliosamente combattute sul campo che improvvisamente riavvicinano a una maglia troppo spesso immersa del grigiore (e non è un bisticcio di parole) un intero popolo. Di Masi deve dunque capire che ha a disposizione uno scrigno contenente un tesoro che dovrà solo avere pazienza e la capacità di aprire: si tratta del bene prezioso di un tifo e amore per le nostre radici, per la storia del luogo in cui siamo nati o che abbiamo comunque scelto quale patria elettiva e che vale più del miglior giocatore, dell’allenatore maggiormente carismatico e del budget più suntuoso. Disperderlo sarebbe imperdonabile.

Silvio Bolloli

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