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«La Filippa 2.0 non deve spaventarvi»

TERRITORIO E AMBIENTE

Intervista a Massimo Vaccari, amministratore della società che vuole realizzare una discarica “contestata”

La società “La Filippa 2.0” nel gennaio 2019 ha chiesto la “Valutazione di impatto ambientale” per realizzare una discarica di rifiuti non pericolosi in località Pitocca, nel territorio comunale di Frugarolo e (in parte) di quello di Casal Cermelli. La discarica, che i responsabili della società hanno definito «di nuova generazione», prevede l’utilizzo di una cava di 345.800 mq per ricavare un’area da 231.500 mq dove, nell’arco di otto anni, saranno conferiti 965.000 m3 di rifiuti urbani. Il progetto ha suscitato reazioni contrastanti tra le associazioni ambientaliste (assolutamente contrarie), gli abitanti dei comuni interessati e i loro amministratori. A dirimere la questione e calmare gli animi non sono bastati gli incontri con la popolazione, né la promessa di riqualificare l’area adibita a discarica, che dovrebbe diventare (dopo otto anni) un “green park” dotato di un percorso ciclopedonale. Massimo Vaccari, Amministratore unico de “La Filippa 2.0”, ha accettato di rispondere alle nostre domande sul progetto. Facendo però una premessa: «Io e mio fratello Carlo non utilizziamo paraventi, siamo noi gli amministratori di tutte le nostre aziende e rispondiamo con l’intero nostro patrimonio».

Progetto La Filippa 2.0

Vaccari, come risponde alle preoccupazioni di chi abita nelle zone interessate dal suo progetto?
«Alle paure e alle preoccupazioni rispondo con elementi di fatto accertati, con assunzione di responsabilità, garanzie e trasparenza assoluta. Non abbiamo certo intenzione, mio fratello e io, di rischiare la nostra reputazione, la credibilità e l’immagine costruite in quattro generazioni dalla nostra famiglia».

Eppure tutto questo non sembra essere sufficiente. Se non le dispiace, le riporto due “capi di accusa” emersi dalle numerose riunioni tra le associazioni ambientaliste della zona, i politici locali e la popolazione.
«Sono pronto!».

Si dice che il deposito di rifiuti minaccerebbe anche i comuni confinanti, in particolare Alessandria. «La discarica è prevista sopra la riserva idrica più profonda, che alimenta i pozzi della città». Vero o falso?
«Falso. La riserva idrica a cui si fa riferimento si trova a circa 160-190 metri di profondità ed è protetta da uno strato argilloso continuo di parecchi metri di spessore. Si tratta di un “acquifero” confinato presente nel sottosuolo e come tale delimitato sia superiormente che inferiormente da rocce o terreni impermeabili, i quali quindi impediscono la filtrazione dell’acqua. Non sussiste alcuna possibilità di interferenza fra il deposito di rifiuti e le falde profonde».

La Filippa di Cario montenotte

«La mia casa si trova vicino alla Pitocca, nel 1977 e nel 1987 siamo stati sommersi dalle alluvioni, quel terreno è a rischio, non può contenere rifiuti» ha affermato un abitante della zona durante una riunione a maggio. Vero o falso?
«Falso. Dal 1977 a oggi le condizioni dell’alveo dell’Orba si sono significativamente modificate per effetto dei naturali processi di evoluzione degli assetti geomorfologici. Nello specifico, l’alveo prospiciente l’area interessata dal progetto risulta ribassato di circa 2-3 metri. Tali nuove condizioni consentono di disporre di una sezione d’alveo più ampia e sufficiente al deflusso di piene dovute a eventi pluviometrici analoghi a quelli del 1977, come documentato dagli studi effettuati da Aipo e Adpo. L’area interessata dal progetto, nel corso degli eventi più recenti che hanno interessato la zona, vale a dire nel 2011 e nel 2014, non è stata alluvionata e gli studi compiuti dimostrano che non può esserlo neppure nell’ipotesi di eventi caratterizzati da un tempo di ritorno di 500 anni».

L’ultima contestazione è relativa alla tipologia di rifiuti che volete smaltire. Qualcuno dice che siano di «provenienza imprecisata»…
«Anche questo è falso. Intanto non è previsto, anzi è escluso, il conferimento di rifiuti urbani indifferenziati, ma solo di alcuni scarti non pericolosi e non altrimenti valorizzabili, provenienti dalle attività di riciclo e recupero. E poi sono esclusi anche tutti i rifiuti pericolosi, quelli industriali e quelli putrescibili».

A che punto siete con l’iter burocratico?
«Abbiamo chiesto la sospensione del procedimento, per accogliere e valutare alcune istanze emerse durante gli incontri e arricchire ulteriormente il progetto. Ma vorrei anche dire che la discarica non è l’obiettivo, ma è stata pensata come strumento per aggiungere valore all’area e predisporla al suo futuro utilizzo. La qualità ambientale e la reputazione sono per noi essenziali: per questo tipologie e provenienze dei rifiuti sono così vincolanti e definite. E siamo sempre pronti a discuterne con chiunque: con le amministrazioni locali, le associazioni e i cittadini. Vogliamo ascoltare, ed essere ascoltati».

Andrea Antonuccio

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