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Pregare per tutta la città gesto gratuito di carità

TENDA DELLA MISERICORDIA

Il responsabile delle Aggregazioni laicali ci racconta la sua “Tenda”

Riccardo Bussone (nella foto), 43 anni, è dal 21 novembre 2018 il segretario generale della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali. In questa veste ha partecipato, collaborando attivamente, alla realizzazione della “Tenda della Misericordia”, giunta alla sua quarta edizione. Una edizione che quest’anno si è collegata alle iniziative per i festeggiamenti dei 50 anni di Betania. La “Tenda” è l’espressione del lavoro e del cuore dei soggetti, associazioni e movimenti, che si ritrovano a vivere un’esperienza di comunione ecclesiale nell’ambito delle Aggregazioni laicali. E proprio a Riccardo abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza di “Tenda”.

Riccardo, dimmi la verità: ma nel weekend tu non hai proprio niente di meglio da fare?
«Sarò sincero: la voglia di andare al mare era molto forte… (sorride)».

E allora perché non ci sei andato?
«Perché a volte bisogna ragionare prima di fare le cose. E mi spiego: l’esperienza della “Tenda”, anche se non è immediatamente comprensibile nel suo significato più profondo, lascia sempre un senso positivo. Come di aver fatto qualcosa per un Altro… Ne ho colto veramente il senso durante l’omelia del Vescovo (la trovate a pagina 2, ndr) nella Messa di sabato sera, e poi nelle parole con cui ci ha salutato, alla fine».

Dicci pure.
«Il vescovo ci ha chiesto di volgere la nostra attenzione sul senso del pregare in mezzo alla città, anche per quelle persone che indifferenti ci passavano di fianco. Di fatto ci ha richiamato alla gratuità nel fare un gesto di carità per tutta la città. Praticamente, una persona testimonia solo per il fatto di essere lì, non perché “fa delle cose”. Ed è per questo, secondo me, che alla Messa del sabato sera, culmine del gesto, dovrebbero essere presenti tutte le realtà delle Aggregazioni laicali».

Un gesto così va curato bene: tu di che cosa ti sei occupato?
«Ho fatto il mio lavoro, orafo a parte (sorride): ho seguito il coordinamento di chi ha spontaneamente dato il suo tempo per portare a termine i necessari aspetti organizzativi. E non sono pochi… Ma direi che ogni persona ha dato il proprio contributo secondo il carisma che esprime nella Chiesa. E questo non è un limite, anzi…».

Che cosa intendi?
«Se consideriamo la Chiesa come Corpo di Cristo, e le associazioni e i movimenti come parte di questo Corpo, ogni carisma specifico, insieme agli altri, serve a far risplendere il Corpo della Chiesa».

Va bene. Ma se tu dovessi indicare l’aspetto che ti ha colpito di più di questa esperienza in “Tenda“, quale sceglieresti?
«Sceglierei innanzitutto il senso di comunione tra coloro che l’hanno vissuta. E poi indicherei le persone che hanno testimoniato pubblicamente la bellezza, e a volte il dramma, della vita cristiana. Con loro è nato un rapporto personale per me davvero significativo».

Di chi stai parlando?
«Ti faccio l’elenco: i genitori di Stefano, il seminarista di Tortona che si è tolto la vita un anno fa; Bogdan, un detenuto che si è convertito in carcere; i ragazzi della Comunità Cenacolo; Elisa, della comunità laica del Carmelo a Betania; la famiglia Castagnello, dell’Equipe Notre-Dame; Serena e Matteo, che hanno partecipato al pellegrinaggio Macerata-Loreto; Raffaella, che ha raccontato della Locanda della Misericordia; e infine Fabrizio, della Comunità Giovanni XXIII. Ma non solo…».

Aggiungi.
«Penso a tutti quelli che si sono fermati a pregare nella “Tenda” durante le ore della giornata e nella notte tra sabato e domenica. Che ci sia della gente che prega, in mezzo alla città, ricorda a tutti che c’è una domanda su Dio, e a Dio, che accomuna ogni uomo. Anche chi nega, infatti, ricerca un senso per la propria vita».

Andrea Antonuccio

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