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La dove c’era l’erba, ora cosa c’è?

Il #granellodisenape di Enzo Governale

Lunedì 23 settembre si è tenuto alle Nazioni Unite un incontro straordinario (che sembra non aver prodotto risultati) sul cambiamento climatico, convocato per monitorare i progressi dell’accordo firmato a Parigi nel 2015 dai delegati di 195 Paesi. Nella stessa settimana molti studenti hanno preso parte allo sciopero organizzato da #fridaysforfuture, l’associazione della più nota Greta Thunberg, diventata il simbolo della sostenibilità ecologica. Fin qui tutto regolare, fino a quando non arriviamo ai social network. Sono moltissime le persone che tramite i social hanno criticato (e molto spesso insultato) gli attori di questi scioperi accusando la Thunberg di essere sostenuta da alcune lobby di potenti, o di aver esagerato sul rischio che sta correndo il nostro pianeta perché in fondo molti scienziati non la pensano così.

Ho provato a mettermi nei panni di questi ragazzi e della loro “rabbia” creata certamente dallo stato di malessere della Terra ma soprattutto dal fatto che, ancora una volta, gli adulti non li prendono sul serio. Devo dirvi che anche io mi arrabbio ogni volta che sistemando la spesa riempio il bidone della carta e della plastica solo per aver tolto i prodotti dalle confezioni, non la prendo bene quando vedo le immagini dei nostri mari pieni di plastica o dei ghiacciai europei dimezzati in mezzo secolo. Mi arrabbio se penso a tutte le alternative che esistono ai combustibili fossili e alla plastica.
Così mi chiedo: perché tutto questo odio?

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