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Roberto Cingolani

L’altra specie: otto domande su noi e loro

La recensione

Robot, umani e tecnologia nel nuovo libro del fisico Roberto Cingolani

Il fisico Roberto Cingolani dal 2005 al giugno scorso ha ricoperto il prestigioso e impegnativo incarico di direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dove ha lanciato un programma interdisciplinare basato sull’idea che l’imitazione tecnologica della natura e dei suoi processi possa fornire soluzioni per migliorare la qualità della vita dell’uomo. Da pochi mesi è Chief Technology e Innovation Officer dell’azienda Leonardo, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia. Stimolato dalle domande della giornalista Caterina Visco, lo studioso rilegge i risultati maturati nei quasi tre lustri alla guida dell’istituto ligure in L’altra specie, pubblicato dal Mulino (pp 166, euro 14). La specie altra rispetto a quella umana cui si riferisce il titolo è quella dei robot, i quali peraltro difficilmente «potranno essere autonomi e avere capacità intellettive anche solo lontanamente comparabili a quelle di un umano» (p. 39).

Tuttavia, essi saranno utilissimi per risolvere i nostri problemi, per esempio con «robot quadrupedi ispirati alle capre per raggiungere posti impervi o luoghi di catastrofi dove non possono arrivare né i bipedi né i mezzi cingolati o su ruote» (p. 58); altri ambiti promettenti sono quelli medico-sanitario, quello ambientale e quello assistenziale. Quindi «la robotica è una piattaforma per mettere a punto soluzioni che si ispirano alla natura per realizzare applicazioni utili all’essere umano» (p. 98). Più si affina la tecnologia, più crescono le domande etiche. Innanzi tutto, va precisato che il robot non è superiore alla persona nemmeno a livello di capacità poiché formidabile in un settore specifico per cui è stato programmato ma non nel resto, tra l’altro consumando molta più energia di un individuo. «La macchina è semplicemente capace di fare molto bene alcune cose e incapace di fare tutte le altre» (p. 112). È peraltro necessario elaborare un codice di condotta, un po’ come si è fatto per gli animali domestici, di cui sono giuridicamente responsabili i proprietari, anche se «il problema non sono le regole sulle macchine ma le regole sugli umani che le usano» (p. 128). Si tratta allora di fermare il progresso? Sarebbe illusorio. Esso «va capito, anticipato e cavalcato per poter usufruire dei suoi benefici» (p. 139). La conclusione è speranzosa: «continuo a pensare che i robot siano grandi elettrodomestici che ci renderanno la vita migliore e più facile» (p. 149). Il libro del fisico Cingolani apre a nuove prospettive da affrontare con intelligenza e responsabilità.

Fabrizio Casazza

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