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Possiamo abituarci al cambiamento?

Il #granellodisenape di Enzo Governale

Questa settimana “Il Piccolo” ha cambiato grafica e non solo: si è dato un nuovo ordine che ne cambia decisamente la “sostanza”. Una scelta coraggiosa che porterà il giornale ad affrontare l’eterna lotta (molto amata dagli alessandrini) tra l’abitudine e il cambiamento. Abitudine deriva da “habitus”, che vuol proprio dire abito, ovvero qualcosa che mettiamo tutti i giorni e che ci contraddistingue. L’abito fa il monaco? Forse non basta, ma sicuramente possiamo riconoscerlo in mezzo agli altri. Allo stesso modo le abitudini ci costituiscono ma sono anche la nostra zona di comfort, ci fanno stare tranquilli. Il cambiamento invece parla di transizione, di trasformazione, di qualcosa che muta nella “forma” (e a volte anche nella sostanza). Il cambiamento è scomodo, perché ci obbliga al movimento. Ma cosa genera il cambiamento? A volte nasce da un evento esterno che ci costringe a gestire un cambiamento non voluto, a volte è proprio una scelta personale, perché ci si rende conto che continuare in quel modo ci fa male. In tutti e due i casi nasce da una “forza” scatenante che ci permette di cambiare percorso. Il vero cambiamento dunque è portare alla luce un bisogno interiore di crescita, è l’attuazione di quella visione apocalittica che il nostro Vescovo ci ha mostrato nella sua Lettera pastorale. Trasformare il male in bene, rinascere dopo una morte interiore: con la certezza che non siamo soli e che ci sarà sempre chi metterà in campo quella “forza” capace di sconvolgerci e accompagnarci nel cambiamento.

Enzo Governale
@cipEnzo

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