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Siamo tutti battezzati e inviati. «La fede si rafforza donandola»

Giornata Missionaria mondiale

Sabato 19 ottobre la Veglia missionaria in Cattedrale alle ore 21

«Tutti gli anni la Giornata Missionaria ha un tema. Quest’anno è molto significativo: “Battezzati e inviati”. È il motto che papa Francesco ha lanciato su proposta dell’assemblea dei vescovi, che proprio su questo tema hanno discusso per cinque giorni nell’assemblea di maggio». Così comincia la nostra chiacchierata con don Valerio Bersano (nella foto qui sotto), direttore del Centro missionario diocesano.

Don Valerio, ma di che cosa hanno discusso per cinque giorni i vescovi? In fondo, l’invito di questa giornata missionaria sembra molto semplice da capire…
«Intanto, particolare non banale, il Santo Padre in quanto Pontefice e vescovo di Roma ha aperto l’assemblea, come fa già da alcuni anni. Detto questo, a conclusione dei lavori sono emerse due riflessioni: una, che parte dalle parole del Papa, e un’altra, frutto del lavoro dei partecipanti riuniti nelle diverse sessioni. La sintesi è stata questa, come hanno scritto i vescovi nel loro documento finale: “Punto di partenza rimane il recupero di una spiritualità missionaria, centrata sulla Parola di Dio, sulla sobrietà come stile, sull’incontro e la fraternità: elementi che portano ad “uscire”, a “stare con”, a coinvolgersi e abitare la vita dell’altro, all’accoglienza delle genti che arrivano da altri Paesi”. Ma non solo: un elemento che a me sembra importante è costituito dalla “valorizzazione del rientro di presbiteri e laici fidei donum”».

Proviamo a spiegare i punti della missionarietà?
«Mi sono chiesto che significato possano avere questi punti per la mia gente. E mi sono detto che il tema “Battezzati e inviati” sottolinea proprio il coinvolgimento di tutti i cristiani chiamati a testimoniare con la propria vita. La spiritualità missionaria è la spiritualità del cristiano: non ne esiste un’altra. E mi spiego…».

Prego.
«Mi viene in mente un’espressione di San Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio: “La fede si rafforza donandola! (n. 2)”. Questo vuol dire che noi cresciamo come cristiani, affiniamo la nostra sensibilità missionaria e recuperiamo anche entusiasmo nelle nostre comunità, quando ci spendiamo per annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo agli altri. In modo gratuito e disinteressato».

Che cosa vuol dire “gratuito”? E che cosa c’entra con la missione?
«La gratuità è segno che Cristo ti ha conquistato, che non farai più nulla di grande senza di Lui e lontano dal suo stile autenticamente umano… la Misericordia che sperimentiamo nella Chiesa è una spinta che testimonia la nostra pur piccola conversione. Un processo inarrestabile che coinvolge necessariamente tutti coloro che incontri, ai quali senti il dovere dell’annuncio, con riconoscenza e disinteresse. Altro è il “proselitismo”, che molte volte papa Francesco ci ha detto di evitare. In un discorso pronunciato durante il suo recente viaggio in Africa, ha spiegato: “[…] l’evangelizzazione libera! Il proselitismo, invece, fa perdere la libertà. […] Nell’evangelizzazione il protagonista è Dio, nel proselitismo è l’io”. La gratuità esprime il cuore della vita cristiana, il calcolo rinchiude l’esperienza cristiana in un piccolo ambito. Se non fosse così, i missionari sarebbero solo quelli che hanno lasciato il nostro Paese. Mentre invece siamo tutti chiamati a questo, perché la spinta a “partire” è data dal battesimo che abbiamo ricevuto, non da un carisma o da un mandato speciale».

La questione non si chiude certamente qui. Torneremo ad approfondire il tema della missione sui prossimi numeri di Voce.

Andrea Antonuccio

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