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Parole di libertà

30° anniversario della caduta del Muro di Berlino

Il ruolo «impareggiabile» di Giovanni Paolo II

«La caduta del Muro di Berlino fu, in un certo senso, il coronamento della lotta pacifica per la liberazione dal giogo del totalitarismo comunista che, privando i popoli della loro libertà e sovranità, aveva diviso l’Europa in blocchi antagonisti»: lo ha scritto in questi giorni il cardinal Stanisław Dziwisz, già segretario particolare di Giovanni Paolo II, ricordando gli avvenimenti di trent’anni fa. «Il ruolo di Giovanni Paolo II in quel cambiamento storico fu impareggiabile» ha continuato il presule, sottolineando che l’arma di cui si era servito il pontefice «proveniente da un Paese del blocco sovietico» era stata «l’annuncio della verità su Dio e sull’uomo, la preghiera e una fiducia profonda nel Signore».

Il cardinale nel suo messaggio ricorda inoltre l’incontro tra il pontefice polacco e il cancelliere tedesco Helmut Kohl, avvenuto nel giugno 1996 quando entrambi attraversarono a Berlino la Porta di Brandeburgo, invalicabile prima della caduta del Muro. Come ha ricordato il cardinal Dziwisz, Wojtyla in quell’occasione aveva pronunciato delle parole importanti relative alla libertà «che richiede accortezza e coraggio di fronte al rischio da parte di forze interne ed esterne» ma che «ci è data per edificare la civiltà dell’amore». Dziwisz ha sottolineato infine che, «ringraziando la Provvidenza per il dono della libertà e della sovranità riavute trent’anni or sono, per il dono di un’Europa sempre più unita, le parole del santo pontefice polacco vanno ricordate specialmente nel contesto dei problemi che quotidianamente dobbiamo fronteggiare».

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