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Cuttica e Barbero: i sindaci si confessano

In primo piano Tagliano nastri, stringono mani e risolvono questioni spinose,  ma ricordiamo che i sindaci sono anche uomini come noi.
Scopriamo le loro letterine a Gesù Bambino e i loro capodanni alternativi

  • Gianfranco Cuttica di Revigliasco
  • Gianluca Barbero

Gianfranco Cuttica ha 62 anni ed è sindaco di Alessandria dal 2017.

Chi le vuole bene come la descrive?
«Si dice che io sia portato a darmi da fare, che non mi tiro indietro e che sono un tipo meticoloso. Il che potrebbe anche essere preso come un difetto (ride)».

Come vive l’Avvento?
«A casa preparo tutti gli anni un presepe molto antico che ho ereditato dalle mie zie. Le statuine sono in biscuit e terracotta, ma ce ne sono anche alcune di plastica, più recenti. Mi accompagnano dall’infanzia: si tratta di un presepe non stilisticamente omogeneo ma emotivamente coerente. Nell’annosa sfida tra pandoro e panettone, prediligo il secondo».

Che cosa chiede a Gesù Bambino?
«Vorrei più pace e serenità per la comunità. E anche un po’ di ottimismo, visto che Natale è il momento della speranza».

Dove porterebbe in questo periodo un amico che viene a trovarla da lontano?
«Lo porterei a toccare con mano l’operazione fatta per consentire ai cittadini di riappropriarsi dei giardini della stazione: l’abbiamo resa luminosa, ora ha la sua ruota panoramica ed è una zona di mercatini natalizi. Per un’immersione nel sacro, lo accompagnerei a vedere il nostro Duomo e il restauro della scultura lignea di Santa Lucia».

Un bilancio del 2019: i momenti indimenticabili e quelli più difficili.
«Tra i momenti più complicati c’è stato senza dubbio il mese di febbraio, quando è arrivata una sentenza della Corte dei conti che ha attribuito al Comune una disapplicazione di 46 milioni di euro, rispetto al dissesto economico del 2012. Abbiamo messo in discussione tutta la struttura di bilancio: prendere decisioni in quel momento non è stato facile».

Momenti positivi?
«Tanti. Devo sceglierne uno? il legame che si è creato con la comunità di Genova con la quale abbiamo messo in piedi un sistema di collaborazioni sul problema ambientale, sul piano della lavorazione dei rifiuti e su quello delle attività portuali e di promozione del turismo. Stamattina ho poi avuto un mio personale momento di gioia: sono andato a parlare ad alcuni studenti di Acqui Terme di Ildegarda di Bingen, monaca benedettina e compositrice, straordinaria figura del XII secolo, epoca in cui è nata Alessandria. Con me c’era il maestro e compositore Angelo Branduardi, che a Santa Ildegarda ha dedicato la sua ultima fatica artistica. Per un sindaco, che deve parlare molto spesso di tombini e immondizia, è stata una boccata d’ossigeno».

Buoni propositi per il 2020?
«Per la mia città, ho l’obiettivo di portare avanti pratiche urgenti come quella relativa alla costruzione di un nuovo ponte sul Bormida per ragioni di sicurezza. Per me stesso, vorrei prendere qualche momento di pausa perché mi dicono che sia importante sia dal lato psicologico che spirituale. In quei momenti di riposo, vorrei studiare per occuparmi in prima persona di due mostre: una dedicata a Pietro Sassi e una a Giorgio e Raffaele Angelo Soleri, due fratelli artisti della seconda metà del Cinquecento».

Gianluca Barbero ha 61 anni compiuti e fa il sindaco a Valenza dal 2015.

Come si prepara un sindaco a festeggiare il Santo Natale? Cosa chiede a Gesù Bambino? Ma soprattutto, pandoro o panettone?
«Pandoro, senza ombra di dubbio: non amo i canditi. A casa mia si decora l’albero, ma il mio rito di Natale è preparare gli agnolotti con tutta la mia famiglia riunita: mia figlia torna dal Belgio e i miei nipoti vengono apposta dalla Valle D’Aosta. Il 23 io preparo gli arrosti, e il 24 incominciano le grandi manovre. Tutti in cucina hanno una loro specifica mansione: io dirigo i lavori, mia mamma supervisiona, mia figlia taglia gli agnolotti, mia moglie li conta… è un modo per stare tutti insieme e portare avanti una tradizione. A tavola poi si aprono le tifoserie: chi li vuole in brodo, chi asciutti».

Il regalo che vorrebbe sotto l’albero?
«Come sindaco desidererei un po’ di serenità per la mia città e uno spirito natalizio che duri però tutto l’anno. Valenza è una comunità straordinaria che io vorrei vedere sempre unita e coesa, cosa che non sempre accade».

E se venisse a trovarla lo zio d’America per Natale, dove lo porterebbe?
«Sicuramente a fare un giro in Duomo: grazie al prevosto, don Massimo Marasini, che ha da poco salutato la nostra comunità, l’abbiamo riscoperto. Gli farei anche vedere una bellissima mostra, una grande intuizione del Centro comunale di Cultura. Si chiama “Fragile bellezza, l’oro e la preziosa materia dell’arte” e si compone di diversi momenti. Il primo è “Ritratto di signora con gioiello”, che vede esposti scatti fotografici che ritraggono le “fragili bellezze” delle ospiti della Residenza Valenza Anziani e dell’Istituzione L’Uspidalì che per un giorno si sono prestate a diventare modelle, adorne di gioielli. Si ispira al Kintsugi, l’antica arte giapponese di riparare le crepe dei vasi con l’oro».

Un bilancio del 2019: il momento più bello e quello più difficile?
«Come uomo direi che il 13 ottobre è stato il momento più indimenticabile di quest’anno perché si è sposata mia figlia, mentre quello più difficile sono queste ore e la scelta del mio futuro politico (Barbero è infatti in scadenza di mandato, ndr). Per Valenza, il momento più duro è stato la scomparsa del vigile del fuoco Marco Triches nella tragedia di Quargnento».

Cosa farà a capodanno?
«Storicamente per me l’ultimo dell’anno si passava a La Thuile, in Val D’Aosta. Negli ultimi anni trascorro un capodanno un po’ diverso: la badante va in ferie e io faccio un brindisi analcolico con mia mamma di 91 anni, intorno alle 21».

Il buon proposito del 2020?
«L’ho fatto da tempo… non sono certo di poterlo rispettare, però mia moglie ha detto che mi lascerebbe andare: vorrei fare il Cammino di Santiago. Sono stato un buon atleta, anche se ora ho perso un po’ di smalto. Tempo fa facevo le mezze maratone. Potrei farcela sul piano fisico: sarebbe un modo per riconciliarmi con me stesso».

 

 

Interviste a cura di Zelia Pastore

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