Home / Prima pagina / Mensile / L’intervista a Tiziana Lupi

L’intervista a Tiziana Lupi

Seguendo Francesco io stessa sono cambiata anche nelle decisioni quotidiane della vita

Tiziana Lupi, giornalista e autrice di documentari a carattere storico e religioso, scrive sul quotidiano “Avvenire” e sui settimanali “Tv Sorrisi e Canzoni” e “Il mio Papa” (questi ultimi editi da Mondadori). Ha collaborato a diversi programmi Rai (sua la sceneggiatura di alcuni episodi di “Don Matteo”) e Mediaset. Inoltre ha curato il volume di papa Francesco “La mia idea di arte” ed è autrice di “Il nostro Papa. La prima biografia illustrata di Francesco”, un libro che è diventato un film. Anzi, un “docu-film”, proiettato in 400 sale italiane fino al 17 dicembre, giorno dell’83° compleanno del Santo Padre. Le abbiamo chiesto di raccontarci la genesi di un progetto che, come leggerete, non è soltanto cinematografico.

Tiziana, come ha fatto il suo libro a diventare un film?
«L’avventura è cominciata a Segrate nel marzo 2014, primo anniversario del pontificato di papa Francesco. Mondadori aveva appena lanciato il settimanale “Il mio papa”, dedicato proprio al Santo Padre, e il direttore Aldo Vitali pensò di affidarmi il compito di scrivere la biografia di Bergoglio, da pubblicare a fascicoli sul periodico. Iniziai subito a documentarmi: per me era un mondo nuovo, fino a quel momento mi ero occupata di spettacolo (sorride). Dopo la pubblicazione sul settimanale, Mondadori decise di trarre dal mio lavoro un libro vero e proprio, che uscì nel novembre del 2014. C’è una data importante: è il 27 novembre 2014, giorno della presentazione del volume a Roma. Quella mattina ricevetti una telefonata da un numero sconosciuto: era il Papa, che mi chiamava per dirmi che si era commosso. La biografia gli era piaciuta moltissimo».

Lei che reazione ha avuto, in quel momento?
«Sbalordita e felice… la conversazione durò parecchio e fu molto amichevole: mi sembrava di parlare con una persona che conoscevo da sempre! A un certo punto il Papa mi chiese anche l’indirizzo di casa: la sera ricevetti da lui un pacco con una confezione di cioccolatini (buonissimi!), la medaglia del suo pontificato e un biglietto, che conservo come una reliquia, in cui il Santo Padre ribadiva la sua soddisfazione e la sua commozione».

Ma non era ancora finita…
«Qualche tempo dopo il produttore cinematografico Mario Rossini mi chiese se volevo fare un film, partendo proprio dal libro. All’inizio ero un po’ perplessa, anche se l’idea, lo confesso, mi intrigava. Si trattava però di trovare la chiave giusta: cosa non semplice, non si poteva fare un “santino” del Papa… inoltre, sapevamo bene che Francesco non ama essere rappresentato sullo schermo. E così il percorso è durato tre anni, ci abbiamo lavorato tanto, ma alla fine siamo arrivati a questa soluzione: raccontare la storia di un attore (lo spagnolo Iago García, già interprete di “Il segreto” e “Una vita”, e vincitore di “Ballando con le stelle” nel 2016, ndr) che per interpretare Bergoglio prima dell’elezione al soglio pontificio decide di approfondirne le origini e si mette sulle sue tracce».

Che succede nel film?
«Nel film Iago va prima a Genova, da dove i nonni del futuro Papa salparono nel 1928 per l’Argentina. E qui c’è uno degli snodi fondamentali del racconto. La famiglia Bergoglio, infatti, si sarebbe dovuta imbarcare nel 1927 sul piroscafo “Principessa Mafalda”, ma non fece in tempo a procurarsi i biglietti. Per loro fu una fortuna o, penso io, un disegno della Provvidenza: proprio quell’anno il piroscafo fece naufragio a poche miglia dalla costa del Brasile e perirono più di 300 persone. Se i Bergoglio fossero stati sulla nave probabilmente sarebbero morti anche loro, e noi oggi non avremmo papa Francesco!».

Le altre tappe?
«Da Genova, García viene a Roma e incontra me. Io gli racconto di nonna Rosa, la persona che trasmette al piccolo Jorge Mario la fede. Poi da lì vola a Buenos Aires e vede i luoghi dove arrivavano i migranti; va all’Hotel de Inmigrantes, dove venivano accolti: le donne e i bambini stavano insieme, mentre i mariti andavano a cercare lavoro. E poi visita i posti cari al futuro Papa: la sua casa, o dove andava a giovare a pallone… Qui Iago fa un’analogia con il fenomeno delle migrazioni: quelle di ieri e quelle di oggi. E dice anche una cosa molto interessante: “Sento che questo viaggio è l’inizio di un altro viaggio: il mio”».

Dopo le proiezioni del 15, 16 e 17 dicembre, dove potremo rivedere “Il nostro Papa”?
«Intanto alcuni cinema ci hanno chiesto di proseguire con le proiezioni, che dunque andranno avanti per un po’. Poi il docu-film andrà in home video e verrà trasmesso sicuramente su Raiuno. Noi speriamo a Pasqua, ma è una questione di tempi tecnici».

Avendolo “studiato” a fondo, che cosa la colpisce di più di questo Pontefice?
«La sua semplicità. Non solo nei gesti: mi commuove questo suo vivere il sacerdozio da vero pastore. Seguendolo in questi anni io stessa sono cambiata, anche nelle decisioni quotidiane della vita. Se devo comprare qualcosa, per esempio, prima mi chiedo se mi serve veramente. Aggiungo una cosa, senza polemica: chi accusa Francesco di non essere un teologo, fatica a coglierne lo spirito. Della dottrina questo Papa non ha cambiato nulla: ha solo cambiato gli atteggiamenti».

In tasca – Il nostro Papa

La vita di papa Francesco, dall’infanzia alla vocazione, fino all’elezione a Papa e all’ultimo viaggio in Israele, raccontata con parole semplici e moltissime foto private dalla giornalista Tiziana Lupi. “Il nostro Papa” è una biografia illustrata di Jorge Mario Bergoglio, un libro ricco di immagini e curiosità, foto d’epoca e ricostruzione delle origini italiane. Il materiale di questo libro trae spunto dalle pagine del settimanale “Il mio Papa”, edito da Mondadori.

 

 

speciale a cura di Andrea Antonuccio

 

Check Also

Ricette con avanzi di verdure bollite

Tre gustose proposte Bruschette con pesto di sedano Come recuperare le foglie Partiamo con un …

%d