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Ci trattarono con gentilezza

Sabato 18 alla parrocchia del Suffragio la preghiera  ecumenica per l’Unità dei cristiani

“Ci trattarono con gentilezza” è il versetto biblico, tratto dagli Atti degli apostoli (At 28,2), che ispira la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. Anche la nostra comunità locale si riunirà per il consueto appuntamento ecumenico sabato 18 gennaio, alle ore 19, presso la parrocchia Madonna del Suffragio. La celebrazione con cui pregheremo in questo 2020 è stata preparata dai cristiani di diverse confessioni dell’isola di Malta. Proprio quest’isola ricevette la fede cristiana grazie all’instancabile testimonianza dell’apostolo Paolo, mentre si stava dirigendo in catene a Roma. I capitoli 27 e 28 degli Atti degli Apostoli narrano in modo dettagliato le circostanze della terribile tempesta marina, del “provvidenziale” naufragio e della bella accoglienza riservata alle 276 persone che si trovavano sulla nave, giunte sane e salve sulle coste maltesi. Nel medesimo racconto si accenna alla fiducia San Paolo in Dio e poi al suo ministero di predicazione e di guarigione sull’isola. Si rivela così il tema principale del brano biblico: la provvidenza di Dio. Era stata decisione di uomini salpare nonostante il cattivo tempo, e durante la tempesta uomini avevano preso decisioni su come governare la nave. Ma alla fine i loro piani vengono mandati a monte, e solo restando uniti e lasciando che la nave naufraghi possono essere salvati dalla divina provvidenza. La nave e tutto il suo prezioso carico andranno perduti, ma tutti avranno salva la vita: “Nessuno di voi perderà neppure un capello” (At 27,34). Nella nostra ricerca di unità, sembra proprio ricordarci la Parola di Dio, abbandonarsi alla provvidenza implica la necessità di lasciar andare molte delle cose a cui siamo attaccati. Ciò che sta a cuore a Dio, infatti, è la salvezza di tutti, non altro. Leggiamo così che persone diverse e in disaccordo tra loro, approdano insieme e “tutti arrivarono a terra sani e salvi” (At 27,44); imbarcati sulla stessa nave, essi arrivano tutti alla stessa destinazione. Davvero queste immagini sembrano una metafora del cammino a cui tutte le Chiese cristiane sono chiamate verso l’unità. I cristiani maltesi, nella loro proposta di riflessione, ricordano poi come oggi molte persone affrontino gli stessi pericoli nello stesso mare.

I medesimi luoghi citati dalle Scritture caratterizzano ancora le storie dei migranti di oggi. In varie parti del mondo, molte persone affrontano viaggi altrettanto pericolosi, per terra e per mare, per scampare a disastri naturali, guerre e povertà. Anche le loro vite sono in balìa di forze immense e altamente indifferenti, non solo naturali, ma anche politiche, economiche e umane.  L’indifferenza sembra così assumere varie forme: l’indifferenza di coloro che vendono a persone disperate posti in imbarcazioni non sicure per la navigazione; l’indifferenza di persone che decidono di non inviare gommoni di salvataggio; l’indifferenza di coloro che respingono i barconi di migranti… Oggi davvero questo racconto biblico ci interpella come cristiani: come spesso ripete papa Francesco, siamo collusi con le forze indifferenti oppure accogliamo con umanità, divenendo testimoni dell’amorevole provvidenza di Dio verso ogni persona? L’ospitalità così diventa una virtù altamente necessaria, anche nella ricerca dell’unità tra i cristiani. È una condotta che spinge ad una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. Le persone che mostrarono gentilezza verso Paolo e i suoi compagni naufraghi non conoscevano né il Vangelo, eppure grazie alla loro “inusuale gentilezza” un gruppo di persone divise viene salvato e radunato. Forse davvero la stessa unità di cristiani si mette oggi in gioco non soltanto attraverso l’accordo teologico o l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importanti, ma soprattutto mediante l’incontro amorevole con coloro che sono nel bisogno, che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede. Infatti è nei tempestosi viaggi e nei fortuiti incontri della vita che la volontà di Dio per la sua Chiesa e per tutta l’umanità raggiunge il suo compimento, poiché la salvezza di Dio è per tutti (At 28,28).

don Stefano Tessaglia
responsabile Servizio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

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