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La risurrezione nell’arte

La recensione di Fabrizio Casazza

Il libro di François Bœspflug ed Emanuela Fogliadini

Al centro della fede cristiana c’è la persuasione che Gesù di Nazaret, Verbo incarnato, Figlio del Padre, vero Dio e vero uomo, nato per opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria, dopo essere morto confitto a una croce è risorto, salito al cielo e ora vive nella gloria celeste.  La storia dell’arte si è dedicata alla risurrezione con otto schemi: simboli animali, prefigurazioni dell’Antico Testamento, rappresentazioni del Crocifisso risorto, discesa agli inferi, ricostruzione dell’uscita dal sepolcro, ritrovamento della tomba vuota, apparizioni del Cristo glorioso, immagine della luce. Il teologo francese François Bœspflug e l’iconografa Emanuela Fogliadini hanno approfondito il tema in La risurrezione di Cristo nell’arte d’Oriente e d’Occidente, pubblicato qualche mese fa da Jaca Book (pp 223, euro 70). Il libro, arricchito da splendide riproduzioni fotografiche a colori, presenta un campione di cinquanta opere sul soggetto, spaziando nel tempo e nello spazio.

Ogni quadro è commentato nella tecnica pittorica, nell’analisi compositiva, nella destinazione originaria e negli usi successivi, per concludere con una riflessione teologica. La lettura e l’analisi visiva fanno comprendere che nel corso dei secoli le tipologie precedentemente descritte si sono susseguite incessantemente: dalle mirofore che scoprono la tomba vuota, tipiche del III-IV secolo, si è passati nell’VIII al Risorto che vigorosamente trae dagli inferi Adamo ed Eva, e nel XII secolo al Cristo che esce trionfante dalla tomba. Oggi l’arte astratta si concentra su una sorta di festival di luce. Interessante il fatto che il Magistero mai si sia pronunciato per incoraggiare o condannare l’una o l’altra modalità. I curatori concludono il pregevole volume mettendo in rilievo il valore spirituale delle opere d’arte, capaci di nutrire la fede, la speranza e la carità dei fedeli che le ammirano e quasi vi si “immergono”. D’altronde, creare un ponte verso la religione creduta e vissuta è lo scopo primario per cui esse vennero pensate e realizzate.

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