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Giocare ai tempi del Covid-19

Genitori antivirus

Idee creative su come trascorrere le giornate con i nostri bimbi

«Nella tenda che abbiamo costruito assieme a loro a casa, il nipotino più grande porta tanti oggetti, libri e dinosauri di plastica mentre il più piccolino ci va volentieri assieme ai suoi pupazzi»: Marta Versiglia, una delle colonne portanti del Centro psicopedagogico di Piacenza, tutti i consigli che dà li ha testati sul campo, sia come consulente familiare che come insegnante di scuola primaria, oltre che nella sua vita privata. In questo momento storico in cui gli italiani devono stare tra le quattro mura di casa per fare la loro parte nella lotta al coronavirus e non amplificare il contagio, le abbiamo chiesto dei suggerimenti di attività con cui intrattenere i bambini. E perché no, vivere qualche momento di spensieratezza anche noi adulti. I due giochi suggeriti di seguito li trovate nel suo libro “Imparare giocando” (Bur Rizzoli).

  • Un posto dove nascondersi. «In questi giorni in cui si è tutti a casa, chi ha delle abitazioni piccole difficilmente potrà ricavarsi degli spazi di quiete e privacy. Anche i bambini hanno bisogno di uno spazio tutto loro: con un minimo di pazienza si può dedicare qualche ora alla costruzione di un rifugio per il proprio bambino. Procuratevi una tela colorata o trasparente (va bene anche una tenda che non usate più), cercate poi nella sua stanzetta un angolo che possa andare bene per tirare una cordicella, magari utilizzando una parte di armadio (tra armadio e muro) potete fare in modo di creare una capanna dove vostro figlio potrà infilarsi quando ne sente il desiderio. Sarà lui poi a inventarsi come “viverla”: potrà metterci dentro un cuscino, una seggiolina, i suoi pupazzi preferiti e dare libero sfogo al gioco simbolico che fa parte della sua crescita. Un’altra idea potrebbe essere costruire una casetta con uno scatolone».
  • In cucina (pesco!) «Un’altra attività semplice da preparare e di sicuro successo è la pesca in cucina. Sopra il tavolo disponete due ciotole di media grandezza. In una versate dell’acqua e immergete alcuni oggetti galleggianti. Partite con le noci che sono abbastanza grandi, quindi date al bambino una schiumarola: dovrà pescare le noci e metterle nella ciotola vuota. Quando avrà acquisito maggiore abilità manuale sostituite le noci con delle palline leggere e date in mano al bambino una schiumarola più piccola per pescare. Lasciategli anche una spugnetta per poter asciugare l’acqua che fuoriesce durante il trasporto. Pescare è un’attività per bambini che hanno già acquisito una certa abilità manuale, ed è un gioco di vera precisione. Bisogna recuperare un oggetto alla volta, tenerlo sopra la schiumarola e trasportarlo nel recipiente vicino: un esercizio di controllo della motricità fine, all’insegna della concentrazione assoluta. Vedrete i bambini quanto impegno ci metteranno durante il trasporto: saranno attentissimi a non bagnare in giro e se lo faranno, il desiderio sarà quello di asciugare subito con la spugnetta che gli avete lasciato».

Come stare accanto ai figli oggi

Come vivere questo momento difficile e particolare con i bambini in casa? Ecco le indicazioni di Daniele Novara, direttore del Centro psicopedagogico di Piacenza. «Essere bambini vuol dire dipendere quasi totalmente dai genitori. È una condizione particolare che nel corso della vita non si ripeterà più. La prima evidenza quindi è che i piccoli vivono gli stati emotivi dei loro genitori: sono estremamente permeabili alle loro ansie e inquietudini».

Daniele Novara

Cosa percepiscono i piccoli di questo stop forzato?
«I bambini vivono il restare in casa come un’esperienza ludica, di vacanza: importante che i genitori non li coinvolgano in discorsi fuori dalla loro portata o li espongano a informazioni televisive o digitali che sono di difficile gestione anche per gli stessi adulti».

Cosa dire?
«Fino a 6, 7 anni si può tranquillamente dire che per un certo periodo i bambini non andranno a scuola, non è necessario spiegare in maniera dettagliata i motivi. Per quelli più grandi, a partire dagli 8 anni quando il pensiero è un po’ più formato, si può segnalare la presenza di una malattia che dobbiamo evitare e quindi è bene non uscire di casa».

Come dirlo?
«Le comunicazioni dovrebbero essere molto asciutte e limitate, quel tanto che basta per trasmettere ai più piccoli come sarà la loro vita: non andranno a scuola, staranno in casa, potranno fare dei giochi, fare un po’ di compiti, leggere. In educazione è sempre meglio riferire ai figli ciò che faranno o devono fare piuttosto che dare “spiegoni” eccessivi. I bambini come sempre sono quelli che ce la fanno meglio di tutti».

Zelia Pastore

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