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Il coronavirus stoppa gli Europei del 2020

La testa e la pancia di Silvio Bolloli

E così la tanto sospirata decisione è stata – indiscutibilmente con saggezza – assunta: per la prima volta dopo esattamente sessant’anni di storia (visto che la prima edizione risulta datata 1960) i Campionati Europei di calcio per Nazionali non si disputeranno alla consueta scadenza quadriennale ma con un anno di ritardo, quindi nel 2021.

Pertanto, da questa edizione in poi, la prestigiosa competizione continentale si giocherà in annate dispari e non più pari. Va da sé che un simile, importante, slittamento condurrà con sé anche una ipotesi di rivisitazione della data di inizio del Campionato Mondiale per Nazionali, ad oggi previsto per l’anno 2022.

Che ne sarà, invece, delle prestigiose competizioni per club, cioè a dire dell’Europa League e della Champions League? Al momento non è stata assunta una decisione definitiva tenuto conto del fatto che nessuno è in grado di affermare con certezza quando si presenteranno le condizioni per un ritorno alla normalità, perlomeno dal punto di vista calcistico, e ciò magari anche giocando ancora a porte chiuse.

Una delle ipotesi che è stata formulata è che si possa riprendere l’Europa League il 30 aprile e la Champions il 5 maggio con un differimento di un paio di mesi (scarsi) rispetto alla normale calendarizzazione, dunque con finali previste per la fine del mese di giugno (forse il 27 per quanto concerne la Champions): ma è evidente che è ancora tutto sub-judice ove il vero Judex è rappresentato dal coronavirus.

Ancora più incerta è poi l’evoluzione dei campionati: qualche ottimista, in Italia, sta pensando al 14 aprile, qualcun altro ad inizio giugno con la fine del torneo prevista addirittura nel corso del mese di luglio.

Da un punto di vista meramente passionale posso allora affermare che si prospettano momenti di grande intensità per tutti gli amanti del pallone con un’estate 2020 e un’analoga stagione 2021 infarcite di appuntamenti ufficiali e di trofei molto importanti ma, quasi vergognandomi di una simile riflessione, ritorno a pensare al difficilissimo momento che la nostra società sta attraversando sicché voglio dimenticare, per un lungo attimo, l’esistenza dell’amata ars pedatoria per ripensare alla salute e al benessere, anche economico, della nostra comunità.

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