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Il futuro dopo la pandemia

“Fede e medicina” di Franco Rotundi

Non avere la presunzione di salvarsi da soli

Vogliamo scrivere di medicina, cercando di dare qualche risposta alle domande che ci vengono poste, ormai quasi tutte collegate alla emergenza che non ci abbandona. Vogliamo però dare un respiro più ampio, un respiro di ottimismo, di speranza, proiettando queste possibili risposte in una dimensione futura, oltre la pandemia. La domanda più frequente oggi: «Perché in Italia e specificamente in alcune zone, tanti morti?». Spesso si cercano molte risposte, magari più “politically correct”, dimenticando le più semplici e palesi: il 98% dei deceduti sono “anziani” e noi siamo il Paese più vecchio del mondo, assieme al Giappone.

Lasciando perdere, per ora, le motivazioni del minor numero di morti in Giappone, è palese che, da sempre, i vecchi sono i più fragili (e mi ci metto anche io). «Senectus ipsa est morbus»: dicevano i saggi antichi. Dunque, quando si dice che il problema demografico in Italia non è soltanto sociale, politico ed economico, ma è un grande problema medico di salute pubblica, ora non si può più essere contraddetti, nemmeno dai grandi colleghi scienziati.

Quando si diceva che la prevenzione, assieme al progresso scientifico, hanno garantito molti anni di vita in più, curando la vecchiaia, facendola addirittura “sparire”, ora, improvvisamente, è bastato un frammento di genoma per fare crollare tutto. L’aborto provocato, solo in Italia, in quattro decenni ha ucciso e fatto sparire sei milioni di bambini, poi presto giovani, e continua a farlo, implacabile. Abbiamo contribuito a creare una società senza futuro, anche clinicamente, una società fragile, senza offendere nessuno: addirittura fatiscente, dal punto di vista clinico, prima ancora che sociale.

Riflettiamo noi medici e noi persone di fede, siamo nelle mani di Dio e guai a chi vuole sostituirsi a Lui. Detto molto onestamente: se il virus non si attenua da solo, le misure in atto, non tutte appropriate (ma ne parleremo in altro momento), comunque necessarie, non saranno sufficienti. Cerchiamo per il presente e per il futuro immediato di creare una società forte, di giovani, come vuole il Signore; non soltanto, cosa peraltro nobile, necessaria e nobilissima, di garantire più anni di vita, possibilmente in buone condizioni fisiche e psichiche, creando peraltro una generazione di vecchi.

Apertura alla vita, e professione di umiltà: questa le missioni del medico, dell’uomo di scienza. Questa epidemia sia motivo di prova della nostra eventuale presunzione di salvarci da soli, scienziati e non.

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