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Cosa si porterà dietro il virus?

“Fede e medicina” di Franco Rotundi

È bastato un frammento di Rna per farci capire molte cose…

Parliamo di medicina e fede. Dunque, ora più che mai riflessioni proiettate nel futuro: dopo questa pandemia nulla sarà come prima, speriamo almeno nella gestione della Sanità pubblica. Parliamo anche di politica sanitaria, non di quella di fazioni o partiti, ma di quella che San Paolo VI definiva «la più alta forma di Carità». Difficile essere ottimisti, ma noi credenti, cristiani siamo dolcemente “condannati” a esserlo: ricordiamo sempre San Paolo VI, che diceva: «Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia fatto del bene a qualcuno».

Come dicevamo, questa terribile pandemia ci ha riportato alle considerazioni che facevamo sui progressi della medicina: abbiamo, per esempio, creduto che le malattie croniche come il diabete, la ipertensione, il cancro, ben curate, ci permettessero una vita lunga e serena. Abbiamo considerato che, grazie alla prevenzione e cure avanzate ci sarebbe stata garantita una lunga vita in condizioni fisiche e psichiche ottimali.

Dobbiamo dire che è bastato un frammento di genoma relativamente “nuovo” per far crollare tutte queste certezze e illusioni: i più fragili e colpiti sono, attualmente, gli anziani e i cronici, pur lievi. È bastato un frammento di Rna (nella foto) per farci capire, spero, quanto è stata rischiosa e sciagurata la diminuzione drastica dei posti letto negli ospedali, o la chiusura di tanti ospedali, in nome di migliore riconversione ed ottimizzazione delle risorse, in una società sempre più vecchia e potenzialmente fragile, dimenticando che solo 50 anni fa un malato cronico moriva giovane quasi sempre per infezione.

Chi avrà il coraggio, ora, di non ampliare i posti letto, anche al termine della emergenza, o di chiudere tanti ospedali, magari non “hub”, non alla avanguardia tecnologica, ma in grado di assicurare un ricovero, una assistenza dignitosa ad una persona, anziana o giovane, travolta da una ondata maligna che ci eravamo illusi di prevedere e controllare.

Chi avrà il coraggio, infine e ribadisco, di non affrontare il problema demografico, facendo anche finta di non ricordare i sei milioni di giovani uccisi dall’aborto: il 10% della popolazione attuale italiana. Primo problema dell’Italia, anche in termini sanitari, problema trascurato, addirittura irriso da questo pensiero unico di oggi, foriero di una cultura di morte.

Affidiamo alla Vergine Immacolata queste piccole riflessioni: solo Lei con la sua potente intercessione, potrà fare entrare nel cuore degli uomini, dei medici, dei politici, il vero Progetto di Vita.

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