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Serie C: impensabile riprendere

Le società chiedono al Governo un aiuto economico e burocratico

«L’assemblea è stata drammaticamente emozionante, per me come per tutti coloro che hanno partecipato. Cesare Fogliazza, amministratore delegato della Pergolettese, ha perso il nipote di 37 anni e il medico sociale. Giuseppe Pasini, presidente della Feralpisaló, si trova nella provincia di Brescia, dove c’è il massimo numero di morti. Ci siamo quasi messi a piangere e quando parlo con loro di riaprire il calcio faccio una fatica tremenda». È con queste parole che il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, ha commentato – nel corso della Domenica Sportiva di domenica sera – l’assemblea dei club che si è tenuta – in videoconferenza – il 3 aprile scorso.

Naturalmente all’ordine del giorno c’erano le considerazioni sullo scenario scaturito dall’emergenza Covid-19: cosa fare della stagione in corso, come immaginare la prossima e le azioni da intraprendere dal punto di vista economico. Perché, inutile nasconderlo, una volta passata la vera emergenza, quella legata alla salute, sarà questa la vera sfida da affrontare.

Per il Paese intero e anche per il mondo del calcio. Più passa il tempo e più è probabile che il danno per la serie C possa stimarsi intorno agli 80 milioni di euro (forbice massima nello studio condotto da PwC Tls e consegnato alla Figc dal presidente Ghirelli).

Il problema grosso è quello della liquidità: ecco perché – come si legge in una nota ufficiale della Lega – i club hanno manifestato la necessità di adottare il prima possibile misure che permettano la sostenibilità economica, a partire dallo svincolo sulle fideiussioni e la possibilità di accedere alla Cassa Integrazione in Deroga. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, i club chiedono al Governo e ai ministri Spadafora e Gualtieri la possibilità di prevedere un intervento nelle prossime misure che saranno varate. Inoltre, al presidente Ghirelli è stato dato mandato di proseguire la trattativa con Aic e Aiac affinché si possa raggiungere una soluzione.

Tutto quindi è ancora incerto, sospeso. E non potrebbe essere altrimenti, finché non si capirà, in concreto, su quali misure le società potranno contare e quante di esse riusciranno a superare una crisi drammatica. Come si sente oramai ripetere da settimane, passato il picco dell’emergenza, infatti, tutto sarà diverso. E lo saranno pure il mondo dello sport e del calcio.

Marina Feola

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