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La Messa Crismale in tempo di coronavirus

Sabato 30 maggio alle 10 in Cattedrale

Giusto quarant’anni fa monsignor Giuseppe Almici, vescovo di Alessandria dal 1965 al 1980, accolse con entusiasmo la proposta di collocare la Messa del Crisma la sera del Mercoledì Santo, secondo la possibilità prevista dal Pontificale Romano. Infatti, la mattina del Giovedì Santo questa concelebrazione dei presbiteri con il vescovo aveva luogo in cattedrale con la presenza di pochissimi fedeli, essendo un giorno lavorativo.

Un dato di fatto che portò a identificare questa celebrazione come “la Messa dei preti”, quando essa, invece, intende essere “epifania della Chiesa, corpo di Cristo organicamente strutturato nei vari ministeri e carismi… La nuova fisionomia attribuita alla messa crismale dalla riforma conciliare rende ancor più evidente il clima di una vera festa del sacerdozio ministeriale all’interno di tutto il popolo sacerdotale…

Nella Messa crismale si delinea così la più vasta convocazione che si estende non solo ai ministri ordinati (presbiteri e diaconi), ma anche a quelli istituiti o di fatto (accoliti, lettori, catechisti, addetti al servizio degli infermi…) e ai cresimandi oltre che ai rappresentanti delle varie comunità” (Pontificale Romano, pp. 10-11). Così è ancora la messa crismale nella nostra Chiesa alessandrina poiché anche i vescovi successivi (Maggioni, Charrier, Versaldi) fino a al nostro attuale vescovo Guido Gallese hanno accolto e continuato con la stessa convinzione ed entusiasmo questa prassi, ormai sempre più diffusa anche in altre diocesi.

La pandemia ha profondamente sconvolto le attività pastorali comprese le celebrazioni liturgiche. Per cui si è dovuto rispondere alle esigenze dei fedeli con soluzioni di emergenza con inevitabili limitazioni e non senza qualche rischio di banalizzazione dei riti. Non potendo rinviare la Pasqua, si sperava di poter celebrare almeno normalmente la messa crismale a conclusione del tempo pasquale. La celebrazione avrà luogo nella vigilia di Pentecoste, ma non nelle modalità sperate.

A causa del contagio ancora incombente, gesti e atteggiamenti non potranno essere in grado di esprimere pienamente la loro funzione rituale. Assemblea e distanziamento sono una contraddizione. Guanti e mascherine evocano più una sala operatoria che non la cena del Signore. Il normale contesto di festosa assemblea è in parte menomato… Ma non la comunione in Cristo che, come l’amore, supera tutti i distanziamenti.

Precauzioni doverose che esprimono quell’attenzione all’altro che è caratteristica di ogni assemblea liturgica, immagine di quelle fraterne relazioni umane che identificano la Chiesa. Chissà che da questa “sosta” obbligata e digiuno sacramentale non usciamo tutti più consapevoli di ciò che veramente conta nella vita quotidiana e anche in quella liturgia che con la sua nobile semplicità è chiamata ad esprimere e ad alimentare una vita cristiana altrettanto semplice e nobile… senza formalismi.

don Silvano Sirboni

Dall’Ufficio Liturgico

Secondo il desiderio di papa Francesco, molte Diocesi celebrano in questi giorni dell’ultima settimana del tempo Pasquale la Messa Crismale. Monsignor vescovo convoca sacerdoti e diaconi per sabato 30 alle ore 10 in Cattedrale. Alla celebrazione potrà prendere parte, per ovvi motivi, solo un rappresentante per parrocchia. Per quanto riguarda i ministri straordinari della comunione, l’ufficio liturgico, sentito il vescovo, ha deciso che per quest’anno il mandato viene rinnovato automaticamente, quindi potranno esercitare normalmente il loro servizio nella propria parrocchia o comunità religiosa. Le tessere già in possesso dell’ufficio saranno conservate e consegnate alla Messa Crismale del prossimo anno.

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