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Ci ha lasciato Luciano Olivieri

“Alessandria racconta” di Mauro Remotti

Luciano Olivieri (nella foto di copertina) nasce ad Alessandria in via Cardinal Massaia, vicino al “Tanaro sonante”, il 18 settembre 1942. Dopo la maturità classica, si laurea in giurisprudenza all’Università di Pavia. Impegnato nel settore assicurativo, una volta in pensione può finalmente dedicarsi con assiduità a due grandi passioni: la fotografia e la poesia.

Dal 2000 incomincia a scrivere in vernacolo dando alle stampe brevi raccolte; partecipa quindi a diversi premi letterari ottenendo piazzamenti oltremodo lusinghieri. In particolare, risulta più volte vincitore del concorso dialettale «A suma tüc Gajóud», organizzato dall’associazione “Alessandria in Pista”, la cui serata finale si svolge annualmente al Museo della Gambarina con l’accompagnamento musicale del coro «I Uataron».

Grazie alla sua indiscussa bravura, viene unanimemente considerato il più degno erede di Sandro Locardi (leggi anche Protagonisti della poesia alessandrina). Come rileva l’amico Gian Luigi Ferraris, presidente della Società alessandrina di Italianistica, che lo ha definito “poeta dell’alessandrinità discreta”, i suoi testi sono «legati, in contesto spesso memoriale e nostalgico, alla suggestione di luoghi e atmosfere alessandrine e ai temi a lui cari degli affetti famigliari, dell’amicizia, della natura, degli animali».

Per il suo amore incondizionato nei confronti dei felini viene anche soprannominato “il poeta dei gatti”. D’altronde, in un’intervista pubblicata il 26 gennaio 2017 su Voce, lo stesso Olivieri afferma che: «Il gatto, come il mandrogno, è spesso schivo e sospettoso; devi averci a che fare parecchie volte prima che ti dia confidenza, ma una volta che hai stabilito una sintonia emotiva non potrai più farne a meno». Nel 2016 pubblica per le Edizioni dell’Orso un’antologia dal titolo “Lisandria ant el cor”, che comprende 145 opere divise per argomenti: gatti e altri animali, Alessandria, amici, ricordi, personaggi e la moglie Isabella.

Sono veramente tante le poesie di Luciano che suscitano l’emozione degli spettatori durante i numerosi appuntamenti dialettali allestiti da “Alessandria in Pista”, a cui non fa mai mancare la sua presenza. Rime recitate in modo fine ed elegante che denotano una raffinata sensibilità. Soltanto pochi giorni fa Luciano lascia per sempre la sua cara Alessandria, e il dialetto mandrogno perde un altro dei suoi alfieri più rappresentativi.

Gli amici desiderano ricordarlo con alcuni versi della bellissima “U rè dla Pìsta”: «A mn’an vàgh per strà e giardén, són el gàt pü bèl ch’l’ešìsta, a spasìg piàn pianén, a són u rè, u rè dla Pìsta…La nóc adès l’e dventàja méa! Am pérd tra i só bràss, a sént la puišéa con el stéili an grànd spatàs!».

Leggi altri articoli di “Alessandria racconta”:

 

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