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Giacobbe, Andrea e Rosa

L’Editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,

dopo l’intervista dello scorso numero al sottoscritto (dell’ottimo Alessandro Venticinque), ho ricevuto mail, messaggi e telefonate da molti di voi: mi avete fatto sentire amato e accompagnato, e per questo vi ringrazio di cuore. Nel ripensare alla mia esperienza, mi hanno colpito le parole di papa Francesco, pronunciate nell’Udienza generale di mercoledì 10.

Riporto quelle per me più significative, perché mi fanno fare memoria del periodo trascorso in ospedale per il Covid, e mi aiutano a comprendere in modo più vero e profondo quello che il Signore mi ha chiesto di vivere.

Ha detto il Papa: «Lottare con Dio: una metafora della preghiera. Altre volte Giacobbe si era mostrato capace di dialogare con Dio, di sentirlo come presenza amica e vicina. Ma in quella notte, attraverso una lotta che si protrae a lungo e che lo vede quasi soccombere, il patriarca esce cambiato. Cambio del nome, cambio del modo di vivere e cambio della personalità: esce cambiato. Per una volta non è più padrone della situazione – la sua scaltrezza non serve -, non è più l’uomo stratega e calcolatore; Dio lo riporta alla sua verità di mortale che trema e ha paura, perché Giacobbe nella lotta aveva paura. Per una volta Giacobbe non ha altro da presentare a Dio che la sua fragilità e la sua impotenza, anche i suoi peccati. Ed è questo Giacobbe a ricevere da Dio la benedizione, con la quale entra zoppicando nella terra promessa: vulnerabile, e vulnerato, ma con il cuore nuovo».

Giacobbe che lotta con Dio (quante volte mi è successo, nel letto dell’ospedale), ma che dalla battaglia esce cambiato: con un’altra personalità, un altro modo di vivere e un’altra fede. Come me, come la mia amica Rosa, di cui pubblichiamo la lettera a pagina 13. Leggetela, perché dimostra quanto è bella la nostra fede.

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