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Quel triste sapore della retroguardia

L’Editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,

non so è successo anche a voi, ma a me in questi giorni è arrivato su WhatsApp un messaggio di questo tipo: «In senato è passato ieri il ddl sulla scuola con obbligatoria l’educazione gender. Manca ancora però il passaggio alla camera. Passa parola. Manda mail alla ministra Azzolina: “Sono contraria al ddl sulla scuola in quanto contiene l’educazione gender obbligatoria e ne chiedo il ritiro immediato: segreteria.azzolina@istruzione.it. Facciamo girare».

È una delle tante “fake news” che infestano il web (e i nostri cellulari) già da tempo. Basta cambiare il cognome del ministro di turno, e il gioco riesce. Approfittando anche del fatto che in questo momento sono in discussione diversi decreti legge (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che puntano a modificare agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

I vescovi della Cei hanno risposto evidenziando il rischio di una nuova discriminazione verso coloro che non si allineano al cosiddetto “pensiero unico”. Si potrà finire in galera (o essere sanzionati), per esempio, per aver detto ai bambini della parrocchia che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e che «in nessun caso possono essere approvati», come troviamo scritto sul “Catechismo della Chiesa cattolica”?

Io però mi chiedo: noi cattolici sappiamo solo reagire agli attacchi degli altri, oppure abbiamo una cultura, una mentalità diversa e più interessante da proporre agli uomini e alle donne che incontriamo, al lavoro e nel tempo libero? Oppure siamo destinati a difenderci, e dunque (essendo ormai una minoranza) a soccombere? Abbiamo qualcosa da dire e da testimoniare, che non abbia il triste sapore della retroguardia?

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