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Cecità fisica e morale

“Il punto di vista” di Adriana Verardi Savorelli

Guardo nella terrazza di fronte la signora che è stata brava ed esperta nella sartoria. La vedevo spesso, china nei suoi lavori in casa, con gli occhi sempre attenti. Lei era fiera di quell’attività, apprezzata e stimata da molti. Era, ma ora non è più… Un brutto male ha colpito i suoi occhi e da alcuni mesi è diventata cieca.

Non si rassegna, però, all’inutilità e fa di tutto per essere attiva secondo le sue possibilità. Segue la Messa giornaliera attraverso la tv, recita il Rosario in comunione con i pellegrini di Lourdes, ascolta tutto con interesse, parla volentieri con chiunque e accetta la sua condizione con serenità. Nella gioia e nel dolore, marito e moglie, sempre insieme con i loro familiari! Nonostante la malattia, lo sconforto, la lotta per ottenere il meglio dalle cure, la coppia ha trovato un nuovo modo di vivere nell’aiuto reciproco e nella solidarietà della comunità. Dove gli occhi non vedono, il cuore si fa largo spazio!

Altre immagini, altre situazioni, domande inquietanti, esame di coscienza… Siamo attenti più ai nostri problemi e non a quelli, più gravi, degli altri. Spesso ci comportiamo come se ciò che accade nel mondo non ci riguardasse. Le guerre, le violenze, l’egoismo, l’ingiustizia, l’odio, l’incuria del creato, la fame e altri malanni che seminano morte, quale effetto hanno su di noi? Ci dispiace, per carità, ma ci pensino quelli seduti su poltrone che contano e possono fare qualcosa. Non tocca a noi mettere la faccia, le mani, i piedi, la mente… E il cuore? Non batte forse nel nostro corpo come in quello di tutti i bisognosi della terra? Dove ci porta il cuore, o meglio, dove ci dovrebbe portare? Senza andare lontano…

La vicina di casa, anziana e disabile, è sola, vorrebbe un po’ di compagnia, briciole d’affetto e di attenzione. Lo straniero aspetta fiducioso l’elemosina davanti alla chiesa. Alcuni di noi sono infastiditi per quella presenza, passano oltre nell’indifferenza. Lui ha bisogno per sopravvivere in questo mondo; ha magari moglie e figli da sfamare, ma…«non credere, è un falso povero, non ha voglia di lavorare!». Come se fosse facile trovare un lavoro in questo periodo dopo l’emergenza Covid-19. Voci di popolo che giudica e va in chiesa a pregare. Se il questuante non è sincero il giudizio l’avrà da un Altro e non dai cristiani che, se sono credibili, rifiutano la cecità del cuore e danno la loro offerta. Pensiamo ai carcerati.

Molti del mondo civile li vorrebbero chiusi per sempre nei luoghi di pena perché non meritano niente a causa del male compiuto, e nemmeno concedono loro la possibilità di redenzione. Occhi ciechi che non vogliono aprirsi alla misericordia. Gesù lava i piedi dei suoi apostoli: questa immagine trafigge il cuore. In Lui, vero Dio e vero uomo, c’è l’umiltà, la grande virtù sconosciuta ai tanti uomini e alle tante donne che preferiscono l’apparire e il mettersi in mostra ad altri ciechi come loro che non vedono per convenienza.

Il Maestro insegna: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». Eppure in tanti non parliamo, non vediamo, non sentiamo. Accettiamo la cecità morale come normalità del vivere quotidiano, ma se invochiamo con fede lo Spirito Santo, allora possiamo cambiare…

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