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Da Adidas ad Alessandria

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Adolf Dassler era il figlio di un calzolaio tedesco che, nel 1924, in una cittadina della Baviera che ad oggi conta poco più di 22mila abitanti, aveva iniziato a produrre calzature sportive. Il predetto è certamente un soggetto sconosciuto ai più ma, se consideriamo che il soprannome di Adolf era Adi e che le prime tre lettere del cognome fanno Das, ecco che, combinando le parole, otteniamo quello che è forse il marchio sportivo più famoso in ambito calcistico, per l’appunto l’Adidas.

L’anno prossimo, e per la prima volta nell’ormai ultracentenaria storia dell’Orso, il prestigiosissimo marchio sportivo si assocerà alla divisa dell’Alessandria che, possiamo immaginarlo, presenterà le tipiche strisce sulle spalle e sulla parte superiore delle maniche le quali, sia pur nel rispetto dei colori tradizionali di ogni sodalizio, caratterizzeranno le divise del nuovo sponsor tecnico.

A ogni buon conto, guardando al futuro dell’Alessandria Calcio, Adidas è solo l’emblema dei proclami del presidente, Luca Di Masi, che, dopo un “progetto giovani” rimasto sulla carta e un paio di stagioni di transizione, ha manifestato nuovi propositi di dominanza del campionato che, a tutti i tifosi, non possono non rievocare i fasti della stagione iniziata con Braglia e terminata con Pillon resa amara dalla mancata promozione in Serie B ma certamente vissuta da protagonisti. Basti pensare che quell’Alessandria fu a lungo in testa al proprio girone, arrivando anche ad accumulare oltre dieci punti di vantaggio sulla diretta inseguitrice Cremonese che, in quel di Firenze, arrivò comunque alla finale playoff che, e perse contro una formazione attualmente militante in Serie A: stiamo parlando del Parma.

Ripensare alla voglia e all’entusiasmo del Luca Di Masi di quella stagione, dà ora fiducia e speranza non solo a noi addetti ai lavori ma, quel che più conta, a noi tifosi. E se poi, alle suddette considerazioni, assommiamo la logica considerazione della reale forza societaria di cui Di Masi ha dato comunque plurime prove nel corso degli ultimi anni; ci mettiamo pure il bel segnale di continuità (elemento, quest’ultimo, ad oggi quasi inedito nelle strategie manageriali del patron) di voler confermare gran parte della rosa di questa stagione e, soprattutto, l’ottimo allenatore dal sangue grigio Angelo Gregucci (leggi anche l’intervista al mister dei Grigi: L’Alessandria mi ha fatto diventare prima uomo, poi calciatore) che qui ha già lasciato un segno nella storia con il raggiungimento della semifinale di Tim Cup, possiamo pensare che le premesse, questa volta, ci siano tutte.

Infine, se vogliamo anche dar credito ai possibili scenari futuri di una Serie B, edizione 2021/2022, non più a venti ma a quaranta squadre suddivise in due gironi e quindi con le porte spalancate verso l’attuale Serie C, allora non possiamo che giungere ad una conclusione: il prossimo campionato potrebbe veramente restare nella storia e noi lo vogliamo seguire dall’inizio alla fine.

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