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«Bloccare la ristorazione vuol dire fermare l’agroalimentare»

Le voci dei ristoratori

«Il virus ha evidenziato la incapacità della politica italiana nel gestire i problemi». A parlare così è Giuseppe Giordano, che dal 1994 conduce il “Piedigrotta 2 Express”, la pizzeria sotto i portici di piazza Garibaldi ad Alessandria e, dal 19 giugno, “Il Pizz’ino” in via Ferrara 16. Giuseppe è un volto noto in città, anche perché ha saputo portare le sue eccellenze anche fuori dai nostri confini. «Ho 48 anni e da 35 faccio il pizzaiolo… sono dietro un forno da quando avevo 13 anni» dice sorridendo.

Giuseppe, cosa non va in questo Dpcm?
«È un grosso errore impedirci di lavorare la sera con il servizio ai tavoli. Bloccare la ristorazione vuol dire fermare il mondo dell’agroalimentare italiano, dal contadino al commerciante».

Come andrete avanti?
«Anche se il Dpcm ha una validità di 30 giorni, purtroppo sono convinto che sarà prolungato. Noi ci organizzeremo secondo quello che abbiamo sempre fatto, con il servizio d’asporto: è l’unico strumento che la ristorazione ha a disposizione per compensare il gap della sera. Come tutti, se non avremo la forza di sostenere le nostre attività interverremo lasciando a casa dei dipendenti. L’alternativa è chiudere tutto…».

Arriveranno gli aiuti dal governo?
«Mi auguro che arrivino come promesso, altrimenti sarà un disastro. Nel frattempo, come tanti miei colleghi cercheremo di salvarci come possibile, tirando fuori la creatività e la forza tipica di noi italiani. Stare fermi e aspettare vuol dire crollare, quindi serve continuare a camminare. Poi, se arriveranno gli aiuti sarà una bella iniezione di fiducia. Ma secondo me quello che metteranno sul piatto non basterà».

Il locale sotto i portici di piazza Garibaldi

Come vi siete organizzati durante lo scorso lockdown?
«Avevamo chiuso le prime tre settimane di quarantena, perché la paura era tanta. Siamo ripartiti prima con l’asporto di Deliveroo, e poi mettendo a norma i locali. Fino a quando c’è stata la possibilità di avere dehors esterni siamo andati bene. L’arrivo dell’autunno ha dato inizio a una crisi profonda. La gente ha paura: andare a mangiar fuori è un momento di relax e convivialità, non può trasformarsi in ansia e terrore. Noi ce l’abbiamo messa tutta per mettere a norma i nostri locali, ma non ci è stata data la possibilità di salvarci con le nostre mani».

Bar e ristoranti sono davvero un luogo di contagio?
«Ma assolutamente no, sappiamo bene che i problemi maggiori riguardano i mezzi di trasporto. Chiudere i locali la sera è solo una scusa per non far emergere gli errori commessi da altri. Hanno avuto tutto il tempo per ampliare i mezzi di trasporto, curare la gente e farci continuare a vivere. Adesso i danni economici saranno più devastanti dei danni che sta facendo il virus. Ma è troppo tardi, se non si prendono le giuste decisioni».

A cosa ti riferisci?
«Fino a quando chi ci governa non avrà una visione delle potenzialità del nostro Paese, non andremo da nessuna parte. Forse la mia è solo un’utopia: gestiti in modo corretto, con una giusta tassazione, sono convinto che saremmo capaci di tirare fuori dalla crisi non solo l’Italia, ma anche l’Europa. Abbiamo tutto quello che ci serve: turismo, cibo, cultura, arte… ma ho come l’impressione che il gregge non abbia un pastore all’altezza».

Vedi la luce in fondo a questo lungo tunnel?
«Quest’estate Alessandria aveva un volto diverso rispetto al passato: la gente usciva volentieri, anche grazie ai locali aperti all’esterno. Per questo credo che tante attività si salveranno solo con l’affetto dei clienti e dei cittadini. Rivolgo a tutti questo appello: chi può fare qualcosa deve aiutare il prossimo, con una pizza, un caffè, una maglia… Anche perché l’inverno sarà lungo. Noi vedremo la luce in fondo al tunnel forse solo quando riapriremo i locali all’esterno, con l’arrivo della bella stagione».

Alessandro Venticinque

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