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Conferenze stampa, tra frasi fatte e verità

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Ascoltare una conferenza stampa a margine di una partita di calcio è sempre uno straordinario esercizio conoscitivo: già, perché, tra frasi fatte e risposte più o meno scontate, è sempre gradevole constatare come la familiarità tra gli addetti ai lavori e i congiuntivi, nel corso degli ultimi decenni, sia considerevolmente aumentata (e questa è una nota molto positiva, soprattutto per i più giovani) ma, in particolare, si può assistere ad uno sfoggio di diplomazia degno dei migliori linguaggi vaticani.

Occorre partire da un decalogo di regole non scritte secondo il quale, ad esempio, un allenatore non deve mai criticare dinanzi alle telecamere i propri giocatori (anche quando, magari, ha appena cessato di “appenderli il muro” dello spogliatoio). Poi, nei confronti degli avversari, le parole devono sempre essere di apprezzamento e di timore per il loro potenziale. Anche il presidente è intoccabile; al massimo, ci si può concedere qualche perplessità – spesso e volentieri velata e lasciata sottintendere – circa la gestione di gara di arbitro e guardalinee.

Un discorso a parte riguarda poi la partita per cui si deve sempre trovare positività nella reazione della propria squadra, anche al cospetto della sconfitta più cocente, elogiando puntualmente l’avversario di turno, magari anche oltre i suoi meriti, e sottolineando come, al cospetto di una simile caratura, la vittoria fosse pressoché impensabile e anche una sconfitta potesse starci… Anche per questa ragione, quando qualche allenatore spezza la monotonia del rituale e infrange tali regole non scritte, la sorpresa è sempre piacevole, vuoi per l’originalità dei commenti vuoi, ben più semplicemente ma molto più lodevolmente, per quegli improvvisi impeti di sincerità ed onestà intellettuale che, questi sì, fanno bene a tutti, addetti ai lavori ed osservatori esterni.

Partendo da simili presupposti, ecco che parole come quelle profferite dall’allenatore dei Grigi Angelo Gregucci (nella foto) a margine della vittoria casalinga per 2-0 contro il Piacenza destano piacevole stupore perché il tecnico di casa, fresco di una cocente sconfitta rimediata per 2-0 nella tana dell’Albinoleffe, e ancor più fresco di riscatto proprio contro gli emiliani, ha avuto l’intelligenza di dire quello che quasi tutti abbiamo pensato ma quasi nessuno ha dichiarato apertamente e cioè che il comportamento della sua squadra non poteva essere soddisfacente ed occorreva fare immediati progressi nella gestione della partita e del pallone.

Per inciso, premesso il fatto che il mister aveva assolutamente ragione, un tale esercizio di schiettezza e sincerità è a mio giudizio salutare non solo per un’Alessandria che, con una mentalità del genere, non potrà che migliorare, ma anche per l’ambiente calcistico tutto, non troppi giorni fa turbato dall’infelice uscita di un addetto ai lavori.

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