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Mancanza di appetito: come affrontarla?

La pediatra Sabrina Camilli

Le verdure non le vuole vedere neanche dipinte, la pasta in bianco l’assaggia appena, per fargli mangiare le polpette della nonna bisogna inseguirlo per tutta la casa. Alzi la mano chi non ha mai vissuto una situazione del genere con il proprio bambino o bambina. Abbiamo chiesto alla nostra pediatra di riferimento, la dottoressa Sabrina Camilli, come gestire l’inappetenza dei bambini. Ecco i consigli che ci ha dato.

Dottoressa, cosa dobbiamo osservare in un bambino per capire se è inappetente o meno?
«Nei miei ormai tanti anni di attività pediatrica la mancanza di appetito del bambino è stata una delle preoccupazioni maggiori delle mamme dei miei pazienti. Sin dalla nascita la mamma va in crisi se non gli sembra di nutrire adeguatamente il suo piccolo. Il pensiero che sorge solitamente è questo: “Se non sono in grado di nutrirlo non sono una buona madre”. Tuttavia spesso i genitori considerano inappetente un bambino che mangia poco ma che ha le misure di crescita (altezza, peso e ritmo di accrescimento) adeguata alla sua età. Se è così, e il bambino è vivace, allegro e gioca come di norma il problema è l’errata valutazione del suo fabbisogno nutrizionale. In questi casi si dovrebbe accettare la situazione: siamo di fronte a un bimbo normale, che tende ad avere meno appetito degli altri, ovviamente cercando di fare in modo che nelle piccole quantità che gli si propongono ci siano il più possibile proteine carboidrati e grassi. In questa valutazione, conta anche il consumo calorico legato all’attività fisica: se è scarsa, richiede meno apporto».

Quali possono essere le cause dell’inappetenza?
«Le cause di inappetenza possono essere diverse: da quelle psico-emozionali a quelle fisiche e organiche. Per esempio, lo scarso appetito può presentarsi all’incubazione nel decorso di malattie o in convalescenza».

Un esempio di causa psico-emozionale?
«Per esempio l’ansia della mamma e del papà, un ambiente poco sereno a tavola, le tensioni familiari o il modulo educativo non coerente».

Ci spiega meglio cosa intende per «modulo educativo non coerente» e come influisce sull’inappetenza?
«Provo a spiegarmi con un esempio pratico: se per esempio il dolce è visto come un premio oppure un sostitutivo del pasto, il bambino tenderà a fare i capricci per soddisfare la gola. Oppure se la mamma è più severa e il papà per quieto vivere accontenta il bambino, si genera confusione. Influiscono negativamente anche merendine, dolcetti, pezzi di pizza o focaccia fuori pasto ma anche le minacce o le distrazioni, come i cartoni animati mentre si è a tavola».

Altri motivi per cui il bambino potrebbe avere scarso interesse per il cibo?
«Alcune volte alimenti proposti troppo spesso e poco appetitosi spingono il bambino al rifiuto. Ma anche i cambi stagionali, il caldo eccessivo o lo scarso movimento possono essere cause di inappetenza. Altre volte il rifiuto è legato al luogo in cui viene consumato il pasto: per esempio quando viene inserito al nido oppure mangia dalla nonna ma a casa con la mamma fa i capricci. Nella sua testa potrebbe esserci questo pensiero: “Così la mamma impara a lasciarmi”».

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