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Lavori di “pulizia” per l’ex discarica

Bosco Marengo

Al via il risanamento delle discariche abusive negli ex siti nucleari italiani come l’ex Fn di Bosco Marengo. In attesa che il Governo individui un sito unico dove depositare in sicurezza le scorie e terminare le bonifiche, Sogin, la Società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti, deve occuparsi anche della bonifica di rifiuti industriali generici che nei decenni passati venivano abbandonati all’interno dei siti. Nel 2018 sono stati rilevati rifiuti anche all’ex Fabbricazioni Nucleari.

A maggio Sogin ha avviato attività di indagine dei rifiuti rinvenuti all’interno dell’area di rispetto del sito: «Si tratta di plastica, ferro, cemento, legno, fusti petroliferi, interrati nei decenni passati durante le attività industriali dell’impianto Fn. Tali materiali, inseriti in big-bag o in cassoni metallici coperti al fine di isolarli dai fenomeni atmosferici, dopo gli opportuni controlli verranno conferiti a discarica, perché non c’entrano con l’anomalia radiometrica».

Durante gli scavi è stata riscontrata radioattività. «Ad una profondità di circa 1,5 metri, una porzione di terreno, dell’ordine di qualche chilogrammo, presenta una leggera anomalia radiometrica, riconducibile al radionuclide Cesio-137, forse a causa del seppellimento di vegetazione prodotta dalla manutenzione delle aree verdi dell’impianto, eseguita dopo l’evento di Chernobyl». Intanto, fa sapere Sogin: «Il completamento della disattivazione dell’ex Fn è sospeso dal 2019 sono stati riscontrati in 11 fusti di rifiuti liquidi, custoditi in sicurezza all’interno del sito dagli Anni ’90».

È in corso l’istruttoria per la ripresa delle attività di disattivazione e per il trattamento di tali rifiuti da inviare al futuro Deposito Nazionale. Il problema è che il deposito, a distanza di 20 anni non è ancora stato individuato e, come hanno evidenziato Michela Sericano e Gian Piero Godio di Legambiente: «A Bosco, Trino, Saluggia, Campoverde di Tortona è stoccato l’80% dei materiali radioattivi italiani. Si teme che questi ex siti diventino depositi di se stessi e di altre scorie».

Daniela Terragni

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