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Calciomercato: il prezzo non è giusto

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Mentre il mercato dell’Alessandria si è concluso con sei nuovi arrivi e tre partenze e qualche riserva ce l’abbiamo, soprattutto sulla necessità di tutti questi uomini in ingresso mentre, forse, almeno un paio dei partenti potevano essere confermati fino a fine stagione (penso a Blondett e Castellano) è un’altra la notizia che ha destato i miei pensieri e i miei interessi e cioè il contratto monstre di Lionel Messi che, secondo quanto riportato dalla Stampa di Torino lunedì scorso, avrebbe raggiunto la cifra capogiro di 74.500 euro netti al giorno.

Mi auguro, naturalmente, che si tratti di un errore perché oltre ventisette milioni di euro all’anno sono qualche cosa che si potrebbe considerare immorale ma la vera domanda è un’altra e, a onor del vero, ce l’eravamo già posta a proposito dell’incredibile trasferimento di Neymar al Paris Saint-Germain, con provenienza Barcellona, alcuni anni fa: il prezzo è giusto? Laconicamente e lapidariamente potrei dire subito no, ma credo che sia opportuno precisare.

Tanto per cominciare, occorre rammentare come il calcio sia uno sport di squadra e come sia statisticamente dimostrato che nessun giocatore, per quanto di qualità superiore, possa fare la differenza, forse nemmeno il recentemente scomparso Maradona, che portò a due Scudetti e ad una Coppa Uefa un Napoli comunque zeppo di altri campioni.

In epoche più recenti, anche guardando al calcio italiano, illuminanti sono stati gli esempi di formazioni che, pur privandosi di uomini di grande calibro, hanno comunque vinto e insegnato a vincere (vedi la Juventus dopo la partenza di Zidane) mentre altre illustri compagini dal portafoglio multimilionario, che facevano il pieno di campioni, non sono riuscite a raggiungere le vette più alte delle competizioni sportive.

È chiaro che il pensiero corre al Paris Saint-Germain di Neymar (nella foto qui accanto) che, fuori dalla Francia, ha combinato pochino ma vogliamo parlare del Barcellona di Re Lionel che, con la sua stella in campo, non ha evitato una epocale mortificazione da parte del Bayern Monaco? E l’elenco potrebbe andare avanti, dal Real Madrid di Mourinho, al Chelsea di Abramovich, al Manchester United, a formazioni che hanno speso ed investito sulle più grandi stelle della carta geografica e che, se lo hanno avuto, il ritorno se son viste arrivare più dalle sponsorizzazioni che dai risultati sportivi.

Del resto, non fa eccezione neppure la Juventus che con Cristiano Ronaldo ha vinto tanto ma non tutto né, soprattutto, l’agognata Champions League. Forse in termini di marketing potrei sbagliarmi ma preferisco non fare il bocconiano limitandomi al piano sportivo e allora penso che, senza scomodare la moralità, certe cifre per un solo player, per quanto di qualità assoluta, non siano giustificate: né ora né mai.

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