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Alla ricerca della continuità

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Quasi tutta, anzi, tutta la Serie C aveva giocato quando in un tiepido lunedì di inizio marzo, in posticipo serale, l’Alessandria è scesa in campo contro la Carrarese del blasonato Silvio Baldini indossando la casacca del centenario, quella a colori bianchi e azzurri, la stessa onorata da Fabio Artico nella vittoriosa partita di nove anni fa.

Era importante ritrovare la via del successo dopo una lunga astinenza e poco importa se questa sia giunta su calcio di rigore, e ancor meno se sia stata difesa fino al novantaquattresimo dagli assalti di una Carrarese che ha cercato a lungo il pareggio ma, alla fine dei conti, non c’è andata così vicino. Qualche purista potrà anche storcere il naso pensando a come l’Alessandria abbia badato soprattutto a difendersi contro una formazione di discreta levatura ma che comunque le stava alle spalle in classifica prima di questa partita e adesso, dopo la sconfitta, si vede ancora più distaccata. Io non sono d’accordo. Sì, perché anche nella difesa di un vantaggio di misura c’è partita e partita, e quella dell’Alessandria mi ha convinto.

Lo affermo perché il successo non è arrivato soltanto grazie alle parate dell’ottimo portiere di casa (in questa partita, a onor del vero, meno frequenti che non in altre) né da una granitica prova del pacchetto difensivo. No, questa volta l’Alessandria mi ha trasmesso la sensazione di saper controllare con forza e calma il proprio avversario consentendogli di sfogarsi fino alla trequarti con i suoi eccellenti palleggiatori ma arrivando quasi sempre prima laddove si trattava di impedire agli avversari di finalizzare l’azione, mostrando di essere pronta al momento giusto e nel posto giusto e di poter anche far male in contropiede.

Mi ripeto: anche giocando una partita di difesa, del risultato e dell’incontro, c’è modo e modo di gestire e l’Alessandria, lungi dalla formazione povera di gioco e di iniziativa a cui ci eravamo, ahimè, abituati nel corso degli ultimi mesi, mi ha ricordato più la Juventus trapattoniana degli anni d’oro o, se vogliamo, la tripla Inter di Mourinho. Una squadra che dà la sensazione di far giocare gli avversari ma che in realtà ha il controllo dell’incontro.

Sia ben chiaro: le delusioni del Campionato sono state molte ma è anche attraverso partite come quella vinta in casa contro la formazione di Carrara che si lanciano segnali di ripresa e magari si comincia ad intravvedere un filo di luce in fondo al tunnel.

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