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(foto Alessandria calcio)

Come un colosso dai piedi d’argilla

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

La sconfitta alessandrina in quel di Piacenza è stata un autentico schizzo di benzina sul fuoco per il popolo dei tifosi dell’Orso che, specie di questi tempi, non potendo accomodarsi sulle sudate gradinate, danno sfogo a tutto il proprio turbinio di emotività sui social network.

Tuttavia, dando uno sguardo alla classifica, l’Alessandria è sempre lì, non lontanissima dalla vetta, con un organico di prima qualità e una società assolutamente solida. Dunque perché tanta rabbia, tanta acredine? Si tratta di una domanda la cui risposta va cercata in profondità ma che può trovare una prima spiegazione nell’andamento di questo campionato, presentato come dalle assai probabili prospettive vittoriose e rivelatosi poi l’ennesima stagione di medio-buon livello che rischia però di non condurre da nessuna parte.

(foto Alessandria calcio)

È così che l’ennesima aspettativa di trionfo frustrata può spiegare il senso di grande delusione di una piazza che crede che ogni anno sia quello giusto salvo poi, inevitabilmente, ridimensionare i propri sogni (anche se per onestà intellettuale va detto che nulla di questa stagione è compromesso).

La sconfitta di Piacenza è stata qualche cosa che va oltre il dato numerico di un mero 1-0 in trasferta idoneo a lasciar l’amaro in bocca ma che, come già precisato, nulla compromette: è stata una gara che ha visto i Grigi uscire dagli spogliatoi del “Garilli” sapendo che le due prime della classe, Como e Pro Vercelli, si erano divise la posta con un laconico 1-1 consci del fatto che, in caso di vittoria, il balzo in classifica e l’avvicinamento alla vetta sarebbe stato più repentino.

E non è tutto, poiché il fatto di giocare in trasferta, dentro uno stadio vuoto causa Covid così da ridurre praticamente a zero il “fattore campo”, vieppiù contro una formazione con una ventina di punti di meno in classifica, equivaleva a consegnare ai giocatori dell’Alessandria un colpo in canna a bersaglio sicuro da non fallire. Così, però, non è stato.

È ben vero che si potrebbe obiettare che la palla è rotonda e che i risultati possono sovvertire ogni pronostico e, talvolta, anche l’andamento dei valori espressi in campo, ma, purtroppo, l’Alessandria di Piacenza – a dispetto del gran possesso palla – non ha mai veramente convinto dal punto di vista del gioco e, quel che è peggio, mai ha impegnato il portiere di casa.
È allora evidente che la sconfitta, in tali condizioni, ingenera nel cuore e nella mente dei tifosi (sarebbe forse meglio dire nella pancia e nella testa) una inquietante sensazione di fragilità idonea a non fare apparire scontata nessuna partita, neppure la più facile.

E, allora, forse ha ragione chi pensa che non è solo sulle gambe dei giocatori che si debba intervenire per vedere una volta per tutte la luce in fondo al tunnel.

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