Home / Diocesi di Alessandria / Il vaccino dell’anima si chiama Battesimo

Il vaccino dell’anima si chiama Battesimo

Intervista a monsignor Guido Gallese per la Santa Pasqua

Eccellenza, questa è la seconda Pasqua in lockdown. Parliamo tutti di Covid, di vaccini, di cure… ma la salute è davvero la cosa più importante? Gesù è risorto o è guarito?

«Dire che Gesù è guarito da morte è piuttosto divertente (sorride). Un mio parrocchiano si era fatto stampare anche la maglietta: “L’importante è la salute”. Tutte le volte che lo incontravo con quella maglietta indosso, gli rispondevo: “Sì, ma quella eterna!”. Perché Gesù ci ha detto: “Non temete coloro che uccidono il corpo, temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna”. La cosa importante è non farsi contagiare dal male dentro l’anima, mentre noi invece ci preoccupiamo tantissimo del corpo. E lo capisco, abbiamo qualcosa che si chiama istinto di sopravvivenza, che ho anche io: chiaramente quando ho preso il Covid mi sono spaventato! Però la cosa bella è che abbiamo, operativo da qualche tempo, un vaccino che non ha controindicazioni di alcun genere. Questo vaccino si chiama Battesimo: il richiamo si chiama Confessione, e funziona straordinariamente bene».

Come funziona?

«Dio è entrato nella storia degli uomini non per mettere a posto tutte le cose e far sparire il male, come piacerebbe a noi. Per carità, alla fine del padre Nostro ce lo fa anche chiedere: “Liberaci dal male”, ma bisognerebbe capire cosa intendeva Gesù, perché la liberazione dal male in modo completo avverrà solo con il Cielo nuovo e la Terra nuova. Nell’Apocalisse si dice che gli uomini vengono “sigillati” con il sigillo di Dio. Non possiamo pensare che sia una magia materiale, però: vengo sigillato con il sigillo del Dio vivente, c’è un terremoto e a me non succede nulla, mentre quello che non è sigillato muore sotto le macerie. Non è così… Questo “liberaci dal male” è una “magia” ancora più grande: nonostante il male sia nel mondo, io vengo liberato dal male nel senso che, attraverso il sigillo di Dio, tutto il male che arriva attorno a me e tende a stringere il mio cuore, nell’affanno, nella sofferenza, nella cattiveria, nella reazione istintiva, vendicativa, triste, viene superato dall’offerta amorosa. Lo dico, e sono qui nella tribolazione per cercare di farlo. Questa tribolazione, però, è portatrice di bene, perché è quella attraverso la quale imparo ad amare chi mi fa il male. Gesù ci ha insegnato così, morendo sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”».

In questo periodo vita e morte procedono insieme. In tanti hanno perso un caro, un parente, e non solo di Covid. Cosa può dire a chi sta vivendo un momento difficile?

«C’è un dolore immane… lo vedo, lo sento, lo tocco, lo vivo! Noi possiamo dare qualunque interpretazione alla nostra esistenza, ma una sola è quella della Luce e della Pasqua, quella per cui il Signore è venuto a liberarci dal male, origine di ogni dolore. E questa liberazione dal male è l’unica che può farci vivere i dolori con un senso, attenuandoli, e poi sanandoci alla fine da ogni sofferenza, lacrima, morte, desolazione, tenebra, notte. Questo è l’annuncio cristiano. Di fronte a tutto ciò io sono impotente… vorrei strappare il dolore dalla gente, andare in ospedale, togliere la malattia e la sofferenza alle persone! Nemmeno l’Onnipotente l’ha fatto, tranne che con alcuni in modo esemplificativo, solo per dire: “Io posso togliere la radice del dolore, che è il male”. Se Gesù avesse tolto solo il dolore, nessuno avrebbe capito niente, nemmeno quelli a cui l’ha tolto. Anzi, Lui stesso si è sottoposto al dolore e alla morte».

Morte, e poi Resurrezione…

«La Resurrezione esplicita il fatto che Gesù è la vita, la luce degli uomini. Gesù ha fatto i miracoli, perché l’unico modo che aveva per farci capire che era venuto a sconfiggere il male spirituale era compiere miracoli visibili. Ha detto a un ammalato: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. E lui avrebbe potuto rispondere: “Ma Signore, sono su una barella, paralitico”. Gesù prima di dirgli: “Alzati e cammina”, gli ha detto: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. Il primo male non è il dolore fisico, dunque, ma sono i peccati. Poi, ancora al paralitico: “Affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, àlzati… Prendi il tuo letto e va’ a casa tua”. La guarigione fisica spiega un evento spirituale. I miracoli ci fanno capire che c’è un orizzonte soprannaturale che può liberarci dal male».

Per pandemia e coprifuoco la tradizionale Veglia notturna non si farà. Lei però ha pensato di “spostarla” alle 5.30 del mattino, facendocela anche trasmettere in streaming. Perché?

«Partiamo dalle considerazioni stupide: qualche settimana fa mi sono svegliato al mattino alle 4 per tifare Luna Rossa. Se la Coppa America merita le 4, il Signore meriterà almeno le 5.30? (sorride). Da tanto tempo sono scontento dell’orario “classico”, le 22.30, della Veglia pasquale. Penso: “È proprio un orario da pivelli”. Il Signore non è risorto alle 22.30, ma nemmeno a mezzanotte, probabilmente un po’ più avanti. Dentro di me, tutti gli anni dico: “Come sarebbe bello celebrare la Veglia di primo mattino”… Ecco, domenica mi auguro di vedere gente che ha tanta voglia di celebrare la Risurrezione di Cristo. E sono convinto che sarà una bella celebrazione. È la Veglia della Pasqua, la celebrazione più importante di tutto l’anno. Per questo è diversa, più ricca, più lunga. Inizia con la Liturgia del fuoco, della luce che si accende nelle tenebre. Capite che farla alle 19, con ancora il sole, non avrebbe molto senso… Sarà la celebrazione della Veglia di Pasqua meglio “centrata temporalmente” di tutta la mia vita. Per chi resta a casa, si può anche guardare sull’iPad. Ma è molto meglio venire a viverla!».

Leggi anche le altre interviste al vescovo:

Check Also

“Testimoni e profeti”

Veglia missionaria diocesana Testimoni e profeti, è questo il titolo della Veglia missionaria diocesana 2021 …

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: