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FIL, 10 anni di ricerca

Le storie di voce

È nata ad Alessandria nel 2010 per sviluppare progetti di ricerca scientifica per la cura dei linfomi (tumori del sistema linfatico che in Italia colpiscono circa 40 nuovi pazienti ogni giorno), allo scopo di migliorare le tecniche di diagnosi, le terapie e la qualità di vita dei pazienti che vengono colpiti da un linfoma, creando una base scientifica comune. Stiamo parlando della FIL, Fondazione Italiana Linfomi, una realtà di respiro nazionale che ha sede ad Alessandria, ma che gli alessandrini conoscono ancora poco. «Noi siamo “l’evoluzione” dell’Intergruppo Italiano Linfomi, sorto nel 1993 come gruppo di cooperazione spontanea tra clinici e ricercatori impegnati nello studio dei linfomi» spiega Elisa Masiera, responsabile Fundraising e Marketing della FIL. «Ad Alessandria il dottor Alessandro Levis, già primario di Ematologia, era attivamente coinvolto in questa realtà e ha posto l’ufficio operativo all’interno dell’ospedale della nostra città».

Dottoressa Masiera, ci racconta un po’ la storia di questi dieci anni di FIL?

«È un periodo in cui siamo cresciuti molto. Si sono sviluppati sempre di più la ricerca e gli studi clinici di approfondimento della patologia per la ricerca di nuove cure. La crescita ha comportato una migliore strutturazione degli uffici: più personale, e più specializzato. I medici collaborano con la nostra Fondazione associandosi, ideando e portando avanti i progetti di ricerca. La FIL ha infatti 11 commissioni scientifiche composte da medici e ricercatori che studiano le diverse tipologie di linfoma».

Che cos’è il linfoma?

«Il linfoma, che può essere suddiviso in due grandi categorie, “Hodgkin” o “Non-Hodgkin”, è un tumore del tessuto linfatico. I linfomi possono essere di diversi tipi e hanno origine dalle cellule dei linfonodi presenti nel nostro corpo. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 15 mila casi di linfoma: lo scopo di avere diverse commissioni scientifiche è necessario per comprendere le varie tipologie, che vanno studiate in maniera specifica».

Si muore tanto di linfoma?

«È una malattia che nel corso degli ultimi anni è diventata sempre più curabile, ma c’è ancora molto spazio per la ricerca, che può e deve fare tanto. I risultati ci sono, lo studio e la sperimentazione non si fermano mai. E così anche la qualità della vita e le terapie a disposizione dei pazienti sono notevolmente migliorate».

Voi come operate?

«Collaboriamo con oltre 150 centri onco-ematologici diffusi su tutto il territorio nazionale, tra cui l’Ematologia dell’Azienda ospedaliera di Alessandria. E così, quando un ospedale attiva un nostro progetto di ricerca, il medico può proporlo al paziente dopo un’adeguata verifica dei requisiti richiesti dal protocollo di studio. Questo significa dare ai malati di linfoma un accesso a cure innovative, non ancora previste dalla pratica clinica del Sistema Sanitario Nazionale. Per i pazienti inoltre sono solitamente previsti maggiori controlli e spesso questo è un aspetto considerato rassicurante».

Come vi sostenete?

«I fondi arrivano soprattutto dai progetti di ricerca, grazie alla collaborazione con le case farmaceutiche e a fondi provenienti dalla partecipazione a bandi o da collaborazioni con realtà private. Da qualche anno stiamo anche cercando di sviluppare l’attività di raccolta fondi indipendente, e ci occupiamo del rapporto con i donatori, cercando di sviluppare un canale dedicato. In questo ambito, grazie al contributo economico derivante dalla vincita di un bando della Fondazione Crt, nel 2020 abbiamo potuto ulteriormente strutturare le attività».

Vi occupate solo di ricerca scientifica, o l’attività della FIL riguarda anche altri ambiti?

«Oltre a fare progetti di ricerca, il nostro scopo è informare pazienti e familiari, e formare i medici. In collaborazione con AIL (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, ndr) abbiamo creato un Gruppo Pazienti Linfomi per promuovere la diffusione della conoscenza sui linfomi attraverso diverse iniziative. Per quanto riguarda i medici, da sempre la FIL è attenta a promuovere la crescita professionale dei giovani ricercatori: oltre ad iniziative di formazione rivolte specialmente a loro, negli ultimi tre anni FIL ha promosso il Bando giovani ricercatori, mettendo a disposizione in ogni edizione 100 mila euro per un progetto di ricerca innovativo nel campo dei linfomi. Inoltre è istituito da anni un premio in memoria del dottor Ercole Brusamolino (ematologo e socio FIL scomparso nel 2014, ndr), per l’assegnazione di due premi del valore complessivo di 10 mila euro, destinati ai ricercatori sotto i 40 anni, per due pubblicazioni scientifiche sui linfomi».

Come si fa per darvi una mano, o almeno per conoscervi un po’ di più?

«Vorremmo che la città sapesse di avere un’eccellenza sul territorio. La nostra sede è a palazzo Pacto, in Spalto Marengo 44. Abbiamo un sito Internet (filinf.it) e una pagina Facebook (fb.com/FondazioneItalianaLinfomi). Siamo contattabili, e disponibili a instaurare collaborazioni, a livello locale e nazionale, come è già accaduto nel 2020 con la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ha sovvenzionato in parte il nostro progetto di creazione e diffusione di opuscoli informativi sui linfomi destinati ai pazienti, ai loro familiari e ai medici. Ma fare ricerca è davvero costoso, e ha bisogno di molte risorse: fare rete sul territorio è il nostro prossimo obiettivo».

Andrea Antonuccio

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