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Un fuoco che brucia ma non consuma

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Questa settimana la recensione è “fatta in casa”. In effetti presentiamo l’ultimo lavoro di un sacerdote della nostra diocesi, padre Elia Citterio, che ormai da cinquant’anni conduce vita monastica a Capriata d’Orba in quella che egli stesso definisce «minuscola comunità dei Fratelli Contemplativi di Gesù». Ordinario di teologia dogmatica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Alessandria, ha appena dato alle stampe Un fuoco che brucia ma non consuma (Il Cerchio, pp 263, euro 32), che in realtà affonda le radici in un viaggio del 1984 in Romania, nazione essenziale per il libro.

Centrale è la figura del monaco ortodosso Sandu Tudor (nella foto di copertina, 1896-1962) che, come ci spiega l’autore, «è un esponente della nuova generazione di intellettuali fioriti in Romania nel periodo tra le due guerre. Quel periodo ha fatto conoscere uomini di prim’ordine, come un Mircea Eliade, Eugen Ionescu, Emile Cioran, tutti autori diventati molto noti in Occidente. Sandu Tudor, a differenza di questi, si impegna nella via della riscoperta della tradizione mistica della Chiesa d’Oriente, attira attorno a sé un gruppo di amici con i quali discute e approfondisce la conoscenza della spiritualità ortodossa, fino a formare un movimento denominato “Roveto ardente”, che riunisce intellettuali e monaci al monastero Antim di Bucarest, suscitando grande interesse e facendosi lui stesso monaco.

Nel frattempo in Romania si era insediato il comunismo di tipo stalinista impedendo ogni fioritura non solo dell’elemento religioso ma anche dell’intellettualità. Così il movimento viene sciolto e negli anni successivi molti esponenti di quel movimento, laici e monaci, saranno imprigionati. L’attualità dell’esperienza di quel movimento sta nella ritrovata capacità di libertà di ricerca e di espressione per ridare dignità alle persone, ancorandole al mistero di Dio e alla preghiera del cuore, di respiro universale, nonostante l’ideologia dominante contraria e oppressiva». Un’esperienza fondamentale del testo è la “preghiera del cuore”, tipica della tradizione delle Chiese d’Oriente. L’impressione – gli obiettiamo – è che la “preghiera del cuore” (con le sue brevi invocazioni ripetute a lungo con un’attenzione particolare anche alla postura del corpo) e la filocalia (la riflessione contemplativa sulla battaglia interiore in ascolto degli antichi maestri di spiritualità) conducano a un modo di pregare troppo individualista e poco ecclesiale.

Risponde il teologo che «l’impressione di un approccio individuale è appunto solamente un’impressione. Basti pensare che uno dei paradossi della preghiera è costituito dal fatto che più l’uomo prega e prega con la mente nel cuore, si scopre essere ecclesiale. La dinamica che si instaura è: più nel profondo si va, più solidale l’uomo diventa. La particolarità del movimento del Roveto ardente di Antim è data dal fatto che ciascun partecipante, pur impegnandosi nella riscoperta della preghiera incessante del cuore, non viene meno al suo lavoro, al compito che svolge nella società, alla sua specifica professione, a collaborare con tutti a costruire un destino più umano per tutti». Chi desidera approfondimenti audio-video aggiuntivi ed esplicativi del libro, sia in rapporto alla genesi del libro stesso sia per gustare la produzione poetica di Sandu Tudor relativa al mistero della preghiera del cuore, può consultare il sito internet www.contemplativi.it.

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