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Siamo attraenti, o ci basta istruire?

L’Editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,

apriamo questo numero con l’intervista a don Vittorio Gatti, direttore del Servizio diocesano per la Catechesi della nostra diocesi (nonché parroco di Frascaro, Gamalero e San Rocco di Gamalero). L’occasione è la promulgazione della Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Antiquum Ministerium”, con la quale il Papa ha istituito il ministero del catechista. Abbiamo chiesto a don Vittorio di aiutarci a cogliere lo spirito di questa Lettera. C’era davvero bisogno di rendere “ufficiale” il ministero del catechista? La risposta è nell’intervista, che vi invito a leggere anche se non siete impegnati direttamente nella formazione catechistica: troverete comunque spunti e provocazioni interessanti.

Sul catechismo, mi permetto di esprimere un pensiero, da genitore (di due figli già “catechizzati”) e da marito (di catechista attualmente in attività). Parto da quello che scrive il Santo Padre nel secondo punto del Motu proprio: «Fin dai suoi inizi la comunità cristiana ha sperimentato una diffusa forma di ministerialità che si è resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all’azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l’edificazione della Chiesa».

Dedicare la vita per edificare la Chiesa: che cosa significa, veramente? Mi vengono alla mente diverse risposte, ma le sento un po’ troppo “parziali”… Alla fine, credo che coincida con il vivere pienamente la propria esistenza, in modo che il “resto del mondo” se ne accorga e si chieda da dove viene quella profondità di sguardo, di parola e di pensiero che possiede chi vive davvero la grande compagnia della Chiesa. Ecco, forse non sarebbe male comunicare anche questo ai ragazzini del catechismo. I quali, va riconosciuto, oggi sono per la maggior parte lontanissimi dalla Chiesa. E allora, forse, da noi (catechisti o no) dovrebbero essere attratti, prima ancora che istruiti.

Andrea Antonuccio
direttore@lavocealessandrina.it

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