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Il pane della vita: eucaristia e sacerdozio

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Il 13 marzo 1976 Salvatore (per tutti Rino) Fisichella, nato a Lodi nel 1951, fu ordinato presbitero per la diocesi di Roma dal cardinale vicario Ugo Poletti. A quarantacinque anni da quella data, voltandosi indietro, si vede che le vicende della vita hanno cambiato molte cose. Dopo le esperienze di vicario parrocchiale ai Santi Protomartiri Romani, assistente diocesano dei giovani dell’Azione Cattolica, docente alla Pontificia Università Gregoriana, cappellano della Camera dei deputati, una significativa svolta arrivò nel 1998, con la nomina ad ausiliare di Roma.

Nel 2002 venne designato da san Giovanni Paolo II come Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense. Nel 2008 Benedetto XVI lo scelse come presidente della Pontificia Accademia per la Vita e due anni dopo come presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, incarico che tuttora ricopre. Il giovane sacerdote è diventato arcivescovo ma non ha dimenticato la grazia e la gioia della prima Messa. Per questo ha ora voluto dare alle stampe un libro centrato sulla riflessione circa eucaristia e sacerdozio: così è nato Il pane della vita (San Paolo, pp 286, euro 25).

Si parte da un interrogativo, che sorge constatando i tanti drammi che colpiscono la nostra epoca: viviamo un brutto periodo? Risponde il libro: «I gravi problemi che fanno parte del nostro tempo comunque non sono mancati in altre epoche. Ciò di cui abbiamo bisogno, forse, è la convinzione di avere gli strumenti per poter superare la fase critica» (p. 40). Il cristiano è allora chiamato a evidenziare il contenuto della fede, cioè l’«amore che si rende visibile» (p. 44). Il sacramento che più di tutti esprime questa verità è l’eucaristia, ripresentazione e memoriale della passione redentrice di Gesù. Tuttavia «fermarsi all’ultima cena non basta. Per comprendere a pieno il mistero eucaristico bisogna raggiungere il terzo giorno della risurrezione, quando tutto si rinnova e la Chiesa sa di essere pienamente inserita nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio» (p. 111).

Il traguardo ultimo deve illuminare anche il ministero dei vescovi e dei presbiteri, chiamati a indicare la strada che conduce a Dio innanzi tutto con la propria vita. Il vescovo, in particolare, è tenuto non tanto a sorvegliare quanto a vegliare, ossia a «sostenere con pazienza i processi attraverso i quali il Signore porta avanti la salvezza del suo popolo» (p. 214). I chierici non sono padroni dei riti che presiedono: «L’abuso e il rubricismo sono i due nemici peggiori con cui combattere perché entrambi allontanano dal senso del mistero che viene celebrato e fanno cadere in una sorta di indisponente clericalismo» (p. 235). L’anniversario sacerdotale dell’arcivescovo Fisichella è l’occasione per lui di celebrare un dono sacramentale di grazia e per tutti i lettori di trovare nelle pagine del suo ultimo volume lo stimolo per una rinnovata devozione all’eucaristia come fonte di un’autentica e vivace vita cristiana.

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