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Scandalizzato dagli scandalizzati

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Andrò controcorrente, e francamente poco me ne importa, ma mi sento scandalizzato dalle reazioni “scandalizzate” di gran parte dell’opinione pubblica – ahimè, anche assai qualificata – circa l’arbitraggio di Gianpaolo Calvarese in occasione della recente affermazione per 3-2 della Juventus contro l’Inter e voglio motivare le mie considerazioni. Diciamo subito che gli episodi controversi sono stati fondamentalmente cinque: tre calci di rigore (due per la Juventus e uno per l’Inter) e due espulsioni (una per parte) e cominciamo con il dire che su questi episodi l’arbitro ne ha sbagliato probabilmente uno solo: mi riferisco al calcio di rigore di Cuadrado assegnato alla Juventus nel finale di partita (che è stato di indubbio peso, non foss’altro perché ha sancito la definitiva vittoria bianconera).

Tuttavia, visto che quando si accostano gli arbitraggi alla Juventus c’è da sempre il sospetto, in ampia parte d’opinione pubblica, che si verifichino indebiti favoritismi nei confronti del sodalizio sabaudo, perché non evidenziare che le decisioni di Calvarese sono state quasi cerchiobottistiche e che, se la vogliamo mettere sul piano delle penalizzazioni, ha forse rischiato di più la Juventus che, a differenza dell’Inter, ha dovuto giocarsi una parte importante d’incontro con un uomo in meno (leggasi Rodrigo Bentancur)? Questo, tanto per far subito un distinguo con un altro celeberrimo arbitraggio che fece epoca in occasione di un altro derby d’Italia, quello del 26 aprile 1998 diretto dal livornese Piero Ceccarini (che, in quel caso sì, poteva esser veramente considerato a senso unico pro Juventus).

E vorrei andar oltre: nel caso dell’ultimo match, non soltanto il Var ha confermato che le decisioni assunte dal fischietto di Teramo, in occasione del primo rigore assegnato alla Juventus, di quello a favore dell’Inter e della seconda rete nerazzurra (convalidata nonostante le vibranti proteste di Giorgio Chiellini) siano state sostanzialmente corrette, ma perfino che l’assai discusso calcio di rigore per fallo su Cuadrado si prestasse, specie se visto a velocità naturale, a dubbie interpretazioni. E se, tenuto conto di tutto ciò che abbiamo osservato, potremmo perfin spingerci a considerare tutto sommato accettabile il tanto discusso arbitraggio, attribuendogli con ragionevole convinzione solo l’errore finale, al direttore laziale (nel senso della Regione di provenienza) si potrebbe invero tributare un’altra responsabilità, questa sì forse più pesante nell’ottica della valutazione complessiva di un intero operato. Quella d’avere avuto bisogno del Var onde assumere le decisioni più importanti che, di volta in volta, la gara imponeva.

È indubbio che Calvarese avrebbe fatto una miglior figura se avesse deciso in autonomia, senza l’ausilio della tecnologia, però l’umiltà dimostrata nel volersi avvalere di tutti gli strumenti a disposizione, associata alla sostanziale correttezza delle decisioni assunte (fatta forse eccezione per l’ultima), dimostra come l’intera conduzione della gara sia stata molto meno scandalosa di quanto più di mezzo mondo non ritenga. E, ancor più di questo, dimostra come, fintanto che in Italia prevarrà la cultura del sospetto, non si andrà lontano…

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