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Due testi di teologia e spiritualità

“La recensione” di Fabrizio Casazza

La casa editrice San Paolo ha recentemente pubblicato interessanti testi di teologia e spiritualità di due noti prelati. Il cardinale Angelo Comastri fino allo scorso anno fu Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, dopo essere stato in precedenza Vescovo di Massa Marittima-Piombino e Prelato di Loreto. Ora dedica una riflessione a «un’arma che non uccide ma fa rivivere le persone», come recita significativamente il sottotitolo della sua ultima opera, Il perdono è l’arma di Dio (pp 159, euro 15).

Emblematica al riguardo la foto in copertina, che ritrae san Giovanni Paolo II mentre stringe la mano ad Ali Ağca, che aveva attentato alla sua vita il 13 maggio 1981. Attraverso la riflessione su brani biblici, il racconto della vita di santi, le citazioni di episodi e detti particolari il libro porta a concludere che solo perdonare gli altri può recare pace al cuore, non pretendendo illusoriamente di dimenticare le offese subite ma rileggendole in modo nuovo, con lo sguardo di Cristo in croce che perdona i suoi uccisori.

L’arcivescovo Rino Fisichella, dopo essere stato Ausiliare di Roma, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, attualmente ricopre l’incarico di Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. In Il nodo ligneo (pp 254, euro 25) ha voluto riscoprire un tema a lui particolarmente caro, soprattutto nel periodo in cui fu docente di dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana: il rapporto tra fede e ragione, sulla scorta dell’enciclica dedicata nel 1998 a questo argomento da san Giovanni Paolo II, Fides et ratio, di cui il volume vuole porsi come commento. Secondo il libro la fede dev’essere sostegno centrale alla struttura teologica, senza separazioni o strumentalizzazioni; «la ragione non è esclusa dalla fede e questa, se vuole essere corrispondente alla sua natura, non può prescindere dalla ragione.

L’atto di fede, non lo si può mai dimenticare, si costituisce come un atto globale in cui tutta la persona è coinvolta» (p. 246). Imparare a perdonare e saper coniugare fede e ragione sono due sfide che questi due autorevoli testi ci sollecitano ad esercitarci a fare per valorizzare due aspetti essenziali del nostro credere.

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